A parlare è Antonio Di Maio, papà del vicepremier e Ministro del Lavoro che, al Corriere della Sera, spiega la posizione del figlio in merito alla presenza nell’azienda di famiglia di lavoratori in nero:

Le mie responsabilità non possono ricadere sui miei figli [...] Mio figlio ha preso le distanze dagli errori che ho commesso, ha garantito subito la massima trasparenza presentando tutte le carte. Non si è sottratto alle domande, non ha fatto nulla per favorirmi o nascondere fatti e ha fatto bene. Lo conosco, è mio figlio, non avrebbe potuto avere altro comportamento perché è una persona onesta.

A chi ha chiesto le sue dimissioni, papà Antonio ha spiegato:

È la cosa che mi dispiace di più. Hanno attaccato Luigi con una ferocia spropositata. Stanno cercando di colpirlo ma lui non ha la minima colpa. Non era a conoscenza di nulla. Le mie responsabilità non possono ricadere sui miei figli. Tornare indietro non si può ma se potessi riavvolgerei il nastro per non ripetere gli errori del passato. Questo non è possibile quindi posso solo dire che mi dispiace.

E infine:

Mi dispiace aver pagato in nero alcuni operai e non averne parlato in famiglia. Come papà ho sempre cercato di tutelare la mia famiglia. Ho affrontato i momenti difficili da solo, senza parlarne con i miei familiari perché non volevo si preoccupassero. Sono pronto a rispondere dei miei errori.