È il giorno della verità, quello in cui la Corte Costituzionale dovrà stabilire se aiutare un malato terminale a ottenere il suicidio assistito, in Svizzera come nel caso di Dj Fabo, debba considerarsi un reato penale oppure se, viceversa, non è altro che un’azione necessaria per metterlo nelle condizioni di esercitare il diritto della libertà di scelta per una morte dignitosa.

In altre parole, sarà la Corte a decidere se Marco Cappato, che ha accompagnato Dj Fabo (cieco e tetraplegico a seguito di un incidente verificatosi nel giugno 2014) in Svizzera, ha sbagliato o meno. La decisione è attesa nel tardo pomeriggio di martedì o al massimo mercoledì mattina.

Dj Fabo è morto a febbraio 2017 grazie al suicidio assistito in una clinica in Svizzera. Con lui, oltre a Cappato, c’erano anche la fidanzata e la madre che lo hanno voluto sostenere fino all’ultimo, fino a quando ha esalato l’ultimo respiro.

Come ricorderete, una volta rientrato in Italia, fu lo stesso tesoriere dell’associazione “Luca Coscioni” ad autodenunciarsi ai carabinieri facendo scattare un’inchiesta dei pm di Milano per aiuto al suicidio che, però, si è conclusa con una richiesta di archiviazione respinta dal Gip che, invece, ne ha ordinato l’imputazione coatta.

Allo stato attuale, in Italia, chi aiuta una persona a morire rischia fino a 12 anni di carcere.