Con il sostantivo femminile eburneazione (o eburneiżżazióne, deriv. dal latino eburneus, da ebur = avorio), in medicina si intende un particolare processo fisiopatologico consistente nell’ anormale accrescimento e ispessimento del tessuto osseo, che da spugnoso diviene compatto, assumendo un aspetto simile a quello dell’ avorio. L’ eburneizzazione viene in genere scoperta a seguito di indagini radiologiche, le cui immagini mostreranno una zona anormalmente contrastata; segnale di un’ aumentata densità dell’ osso interessato. E’ possibile che tale anomalia si verifichi a seguito di fratture o infezioni (osteite, osteomielite); come processo difensivo in caso di entesopatia e tendinopatia con impingement; o in relazione a varie malattie, tra cui rachitismo, morbo di Paget e tumori ossei. Si tratta in sostanza di una osteosclerosi (ovvero osteopatia caratterizzata dall’ aumento dello spessore, della compattezza e della durezza delle ossa) che rende l’ osso duro e brillante, di aspetto madreperlaceo, simile alla dentina, o all’ avorio. Sebbene si tratti di una osteosclerosi addensante, caratterizzata cioè da iperostosi, è bene precisare che l’ eburneazione non solo non irrobustisce le ossa, ma addirittura ne riduce la resistenza.