Senza farsi scoraggiare dalle salite, Dio è tornato a Urbino per seguire l’evento Branding2punto0: per un pugno di follower, organizzato da ImageLab, Centro di ricerca del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche (DISCUm) dell’Università di Urbino.

Esperti italiani di branding online si incontrano e condividono conoscenze strategiche per orientarsi in quello che un po’ ironicamente chiamano Webstern, cioè la frontiera del web, il nostro west da esplorare dove ancora non ci sono certezze e tutto è possibile.
Le cose da dire sono molte, cercherò di non essere noioso.

Lella Mazzoli apre i lavori introducendo subito il concetto di omofilia, la fascinazione reciproca di chi si sente parte di una stessa identità. Nei social ci si butta tutti su un argomento, su un hashtag, seguire qualcosa tutti insieme, un messaggio o una marca.
Saper gestire e creare questi fenomeni è fondamentale.

Claudio Tonti di Websolute invece consiglia di partire dall’esperienza che si vuole far vivere al consumatore, quella deve guidare le scelte. Cosa hanno in testa i consumatori? Quali domande? Quali problemi? Quali desideri? E noi cosa vorremmo che sapessero?
Il costumer experience designer deve semplicemente chiedersi cosa manca nel web, e interpretare al meglio quella mancanza.

Gianluca Diegoli di Minimarketing.it, infine, ha parlato in senso stretto di frontiera.
Nel primo Far West vinceva chi vendeva i picconi ai cercatori d’oro. Con il web era la stessa cosa: le prime applicazioni di ecommerce erano costose e non rendevano molto, facendo gli interessi di chi le vendeva e non puntavano molto sul cliente.
Oggi le cose sono cambiate: i pionieri hanno lasciato il posto a chi fa davvero le cose, e il modello classico di ecommerce (carrello, acquisto, check-out) non è più fondamentale. Nell’era del mobile, servono soluzioni comode, immediate e incentrate sul consumatore: il cliente deve sentirsi un re.

In poche parole, imprenditori e startuppers, se avete in mente di buttarvi nell’ecommerce non dovete pensare solo al prezzo: dovete risolvere problemi al vostro cliente, o farlo sorridere, e perché no, farlo divertire. Nell’era social e soprattutto nell’era del mobile, il cliente tiene il coltello per il manico, il cliente vuole stare bene, e voi dovete farlo stare bene.

Per un pugno di follower
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