Non  c’è pace per l’Egitto. In occasione del secondo anniversario della rivoluzione che ha portato alla deposizione di Hosni Mubarak e ha dato il via al nuovo corso che ha portato all’elezione del contestato presidente Mohamed Morsi, nel Paese nuovi scontri sono scoppiati a Port Said. Già pesantissimo il bilancio: una trentina le vittime e oltre trecento feriti. A scatenarli, la lettura della sentenza nel processo per il massacro allo stadio cittadino, un anno fa. Una settantina di tifosi dell’el Ahly, una delle squadre più amate del Cairo, vennero attaccati  dai tifosi della squadra locale del Masri.

Le violenze sono iniziate dopo la condanna a morte chiesta per 21 dei 73 imputati, gli altri, tra cui poliziotti e manager del Masri, dovranno aspettare a marzo. L’accusa dei contestatori è che il massacro fosse stato organizzato dagli ultras e che sicurezza e Consiglio militare non abbiano fatto nulla per impedirlo. Alla lettura della sentenza, che dovrà comunque essere confermata dal Gran Muftì d’Egitto, i familiari delle vittime che aspettavano fuori dall’aula bunker hanno esultato. I parenti e gli amici degli imputati sono invece corsi alla prigione dando il via alle violenze, conclusesi con sparatorie e lancio di lacrimogeni che hanno provocato vittime e feriti. Gli scontri continuano, con il coinvolgimento di esercito e militari (foto by Infophoto).