Era stato lui a parlare di brogli e a chiedere il riconteggio dopo la vittoria sul filo di lana del suo avversario, il delfino “chavista” Nicolas Maduro. Ma ora il leader dell’opposizione Henrique Capriles si trova a fronteggiare i violenti scontri che hanno seguito il contestato risultato elettorale. Sono almeno 7 le vittime dei duri momenti di tensione che si sono vissuti ieri a Caracas, 61 i feriti e 135 le persone arrestate. Per questo Capriles ha sospeso il corteo di protesta in programma per oggi, sempre nella capitale venezuelana (foto by Infophoto).

Migliaia le persone che ieri in piazza hanno fatto il “cacerolazo”, urlando “frode, frode” e sbattendo pentole e oggetti per la strada. Gli oppositori al neoeletto presidente sono stati allontanati con i lacrimogeni dalle forze dell’ordine, intervenute per garantire la sicurezza del voto indetto un mese dopo la morte di Hugo Chavez. Una situazione pesante, che ha spinto Capriles a chiedere a Maduro di “smetterla con le minacce” e ”calmarsi un po”’. Il leader dell’opposizione gli ha poi rivolto un invito ad aprire un dialogo, dicendosi disponibile alla ricerca di una soluzione.

Le parole di Maduro, fino a ieri presidente ad interim, nei confronti dei suoi avversari erano state molto dure. Il presidente aveva accusato Capriles di aver cercato di organizzare un golpe con l’aiuto degli Stati Uniti, che hanno appoggiato la richiesta di un riconteggio, e ha promesso mano dura con chi gli si opponeva: “se vogliono buttarmi giù, che vengano a cercarmi, io li aspetto”. Maduro, che è stato proclamato capo di Stato con una cerimonia svoltasi nella sede del Consiglio nazionale elettorale, ha anche lanciato un appello alla mobilitazione in tutto il Paese, chiedendo “al popolo di combattere nella pace”.