Serrande abbassate, questa mattina, nei 55 punti vendita in tutta Italia. Chiude per fallimento il Mercatone Uno, una delle principali catene di arredamento e arredo casa presenti nel territorio Nazionale. Shernon Holding, la società che gestiva punti vendita di Mercatone Uno, è stata dichiarata fallita secondo quanto viene annunciato dalla Cgil che ricorda che 1800 dipendenti si sono trovati a casa senza alcun preavviso da parte della società che gestiva i negozi: stamattina si sono recati normalmente a lavoro ma hanno trovato negozi, magazzini e centri logistici chiusi in tutta italia dal Piemonte alla Puglia. Davanti a molti dei 55 punti vendita si sono radunati i dipendenti in picchetti e sit-in di protesta per gridare all’opinione pubblica il loro problema.

I lavoratori sono venuti a conoscenza del fallimento via Facebook nella notte: “Non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’azienda”, ha spiegato Luca Chierici, segretario della Filcams di Reggio Emilia.

Il Mercatone Uno di Rubiera è stato dichiarato fallito dal tribunale di Milano il 23 maggio scorso. I dipendenti lo hanno appreso stanotte senza che nessuna comunicazione ufficiale arrivasse dall’azienda. Ora sono davanti all’azienda insieme a numerosi clienti che, nei giorni scorsi, hanno dato acconti per acquistare merce: questo è quello che sta succedendo in molti centri commerciali italiani. Il gruppo Shernon Holding aveva rilevato i punti vendita italiani meno di un anno fa e nei mesi scorsi aveva già presentato la richiesta di concordato preventivo, la prossima settimana era previsto un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico per affrontare la vicenda ma le serrande si sono abbassate prima.

Pino Gesmundo, del Cgil Puglia, in una nota parla per molti dei dipendenti dei 5 punti vendita Mercatone Uno della sua regione regione chiedendo:

“Questo è il Paese in cui si può scoprire di aver perso il lavoro e che la propria azienda è fallita con un messaggio ricevuto all’una meno un quarto di notte. Il tutto a pochi mesi dal passaggio di consegne del marchio. Ci chiediamo chi e come ha vigilato su questa operazione nelle stanze del Mise e nell’amministrazione straordinaria che ha gestito la crisi precedente. È inaccettabile che gli organi di vigilanza del ministero dello Sviluppo economico, che appena la scorsa estate avevano permesso l’acquisto da parte della nuova società di quel che rimaneva di Mercatone Uno, non abbiano verificato la sostenibilità aziendale degli acquirenti. I lavoratori avevano sostenuto non pochi sacrifici in termini di orari e salari abbattuti, e una volta incassata la flessibilità l’azienda ha bypassato ogni rapporto con le organizzazioni sindacali, fino all’incredibile epilogo scoperto notte tempo. C’è già una convocazione presso la task force regionale per il 28 mattina e il 30 al Mise. Chiediamo anche al presidente Emiliano e alle prefetture di attivarsi. L’operazione di passaggio era sembrata opaca fin dall’inizio. Non è accettabile che si operi in questo modo, che si giochi con le vite delle persone che dalla sera alla mattina scoprono di non avere più un lavoro e che la società per la quale erano assunti è fallita. Questo è modo selvaggio di procedere, chi ha dato la fiducia a questi pseudo imprenditori? Chi ha valutato la solidità economica e del piano industriale? Si sono messi i lavoratori all’epoca di fronte al solito aut aut: o accettare questo o perdere propria occupazione. Non può e deve funzionare così. Ora ci aspettiamo risposte concrete a tutela dei redditi e del lavoro. A tutti i dipendenti va la nostra solidarietà e vicinanza, non saranno certo soli in questa vertenza.”

Nessuna dichiarazione, al momento, dal gruppo fallito e dalle istituizioni.