E’ arrivato il giorno della Guerra Santa dei seni, la Jihad delle Femen, il fenomeno ucraino delle contestatrici a seno nudo che si sta espandendo a macchia d’olio in tutto il mondo. Oggi, i seni delle Femen di tutto il mondo urlano il loro sostegno ad Amina, nella giornata del Titslamism, Free Amina!, della International Topless Jihad Day: Protesta in topless davanti alle rappresentanze tunisine della tua città. Seni nudi contro l’islamismo, recita lo slogan della mobilitazione convocata a livello mondiale. “Il nostro seno è più pericoloso delle vostre pietre”, dichiarano le Femen.

Così, sul sito egiziano, ci saranno milioni di Amina, incita la leader Aliaa Magda Elmahdy a seno scoperto; il mio corpo non è un’onta, siamo tutte Amina, stesso corpo, stessa lotta, postano la foto le Femen Canada; al diavolo la vostra morale, Femen Germany. Una ragazza indossa il chador e un paio di culottes di pizzo color ciclamino, i capezzoli coperti da due macchie dello stesso colore su cui è scritto sono musulmana.

Sulla pagina delle Femen Italia, si legge che desisteranno dai loro propositi quando gli islamisti smetteranno di trattare le donne come oggetti di proprietà degli uomini; lapidarle, sfigurarle con l’acido e assassinarle perché hanno disonorato la loro cultura e religione; mutilare i genitali femminili; picchiare le donne perché disobbedienti; obbligarle a matrimoni combinati; imporre l’abbigliamento giusto; condannare le vittime di stupro a 100 frustate; uccidere gli omosessuali, coloro che sono accusati di blasfemia e apostasia, i loro oppositori; contestare la libertà di parola. E Amina diventa l’icona martire delle donne arabe e non di una guerra santa all’incontrario.

Ai primi di marzo Amina Tyler, studentessa 19enne tunisina, posta sul suo profilo Facebook una foto a seno nudo con scritto, in arabo, il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno e al diavolo la vostra morale. E’ nata così la sua personale primavera araba, dato che quella nazionale dai singulti di libertà degli esordi rivoluzionari di 2 anni fa è finita nell’establishment dell’integralismo, dove i diritti delle donne regrediscono invece che progredire.

Con il suo gesto di sfida, tutto occidentale, ai costumi del mondo arabo, Amina s’è guadagnata una condanna per la vita. I primi a tradirla, pare, siano stati i suoi familiari denunciandola alla polizia. Sono intervenuti gli Imam che hanno decretato, immediatamente, la quarantena, prima del contagio della ribellione, poi hanno proposto una fustigazione pubblica , infine la lapidazione. Per fortuna, in Tunisia, non esiste la sha’ria. Infine, hanno optato per una fatwa. Amina è pazza e, pare che, al momento, si trovi rinchiusa nell’ospedale psichiatrico Razi Mannouba di Tunisi, dove la pratica di recupero consolidata sia l’elettroshock. La probabilità di un futuro immerso nella follia è molto alta.

Ne valeva la pena? Insulti gratuiti a parte, tipo “vestiti, sei brutta”, che lasciano il tempo che trovano, non tutti hanno appoggiato la sortita di Amina. Alcune associazioni femministe islamiche hanno criticato il gesto della ragazza, giudicandolo forzato. Secondo loro, la studentessa tunisina avrebbe utilizzato una modalità di protesta agli antipodi della cultura in cui vive, offendendola e rendendo il suo dissenso controproducente per la causa, la rivendicazione dell’autodeterminazione delle donne. La diatriba è antica: si ottiene di più con azioni clamorose, contrarie al costume della società in cui si è inseriti o muovendosi con mezzi più consoni al contesto che ci circonda?

Parafrasando l’odiosa frase di Goerge Bush figlio, “esporteremo la democrazia ad ogni costo”, le Femen fanno bene a esportare la Topless Jihad nei paesi arabi? O è una forzatura? Loro che chiedono, con i propri seni nudi, rispetto e diritti per le donne, vorrebbero imporre il proprio modo di esprimersi ovunque, anche dove risulta offensivo per le donne stesse? Oppure è un grido di libertà condiviso, non importa quali siano le inclinazioni di ciascuna? Ognuno si ribella come gli pare a un sistema che lo opprime o ci sono dei codici da rispettare? L’obiettivo è quello di portare a casa il risultato o ci si accontenta di essere dirompenti sul momento? Intanto, la guerra santa delle Femen continua. Soprattutto in occidente.