Conferenza stampa al buio per Ferite a morte, lo spettacolo scritto e tratto dall’omonimo libro di Serena Dandini (www.feriteamorte.it), con la collaborazione di Maura Misiti, che sbarca, solo per questa sera, al Teatro Carcano di Milano. La pièce, che lo scorso anno ha debuttato a Palermo, applaudita a Genova, Bologna, Firenze, attesa a Torino e Roma, viene presentata a Palazzo Marino, al cospetto del sindaco, Giuliano Pisapia, dall’autrice, da Lella Costa e dalla cantante Malika Ayane, in un atmosfera surreale. “Avevamo chiesto delle candele” ha esordito la Dandini, “volevamo andare in Duomo”, ha rilanciato Lella Costa. Infatti, nella sede del Comune meneghino, per una buona mezz’ora è saltata la luce. “Avete pagato la bolletta?”

L’argomento è di quelli tosti e il clima torna subito serio, e poco dopo si riaccendono i lampadari. “Questo spettacolo è importante perché, attraverso testimonianze di fatti veri, denuncia il femminicidio, di cui si parla ancora troppo poco”, sottolinea Pisapia, “ed è il modo migliore per non perdere la memoria. Perché il giorno dopo i titoli sul giornale, la gente si dimentica”. Il sindaco, però, precisa che ci sono “un milione di uomini che amano veramente le donne” e le rispettano e sono pronti, insieme a loro, per una “rivolta culturale e mentale, che significa, anche, capacità di fare prevenzione e attenzione”.

Dal canto suo, Milano, nel giugno del 2012, ha firmato un Protocollo d’Intesa tra il Comune e 7 associazioni meneghine storiche, tra Casa di accoglienza delle donne maltrattate, Telefono Donna e Caritas Ambrosiana, per dare sostegno, a 360 gradi, alle donne vittime di qualsiasi tipo di violenza; ha, di recente, trovato una sede per la Casa delle Donne, in cui verranno riuniti tutti i centri antiviolenza meneghini, che sono, comunque, sempre troppo pochi, sul territorio nazionale e con risorse ridotte all’osso; ha creato una task force, all’interno della polizia locale, che si occupa di stalking, molestie, maltrattamenti domestici, pedofilia e, infine, ha dato il patrocinio per sostenere questo spettacolo.

“Ogni riferimento a fatti e persone esistenti non è affatto casuale” recita il manifesto di Ferite a morte. Serena Dandini ha preso spunto da fatti di cronaca, in cui le vittime sono donne in quanto tali, uccise dal partner, dall’ex compagno, dal padre, dal fratello, da uomini che amano e di cui si fidano o che hanno amato, e parlano in prima persona, delle loro emozioni, dei loro sogni e desideri, delle loro amarezze e sconfitte, del loro immenso dolore, in una sorta di Spoon River tutta al femminile che diventa un atto di denuncia concreto di una società, di un sistema d’informazione, che troppo spesso passa questi eventi sotto silenzio, relegandoli in un trafiletto, confondendoli con la nera di routine. Mantenendo, però, l’ironia che contraddistingue la conduttrice/scrittrice romana.

La Dandini ha tradotto in linguaggio drammaturgico la pagina narrata, per colpire al cuore, e allo stomaco, lo spettatore, sensibilizzando istituzioni e opinione pubblica su un fenomeno che conta 1 vittima ogni 2/3 giorni. L’Italia, infatti, è scivolata all’80esimo posto nella classifica mondiale delle pari opportunità, secondo il rapporto annuale Global Gender Gap del World Econmic Forum 2012.

E il fenomeno della violenza sulle donne segue di pari passo con 120 femminicidi: 132 vittime, età media 46/47 anni, di cui 8 sono figli della coppia coinvolta  e 14 sono prostitute, 86 italiane e 38 straniere. Gli assassini hanno un’età media che si aggira sui 47/48 anni, 84 sono italiani, 15 stranieri e 21 non sono stati individuati. La maggior parte dei femminicidi sono avvenuti al nord, 64, seguono il Sud con 32 e le isole con 15. In questa macabra contabilità, risultano 47 gli omicidi tentati. Dove le donne sono meno propense a subire le angherie dei loro aguzzini, sono maggiormente esposte alla loro furia. Senza alcuna, scarsa quando c’è, protezione dalle istituzioni.

Nel 63% dei casi il delitto viene consumato dentro casa. Il 40% delle donne uccise nel 2012 aveva subito violenza dal proprio assassino. Il 51,8% delle donne tra i 14 e i 65 anni, circa 10 mln 485.000 hanno subito ricatti sessuali o molestie nel corso della loro vita. 5mln hanno subito violenza sessuale, 3 mln 961.000 violenze fisiche, 1 mln stupri e tentati stupri. Il 14,3% di donne che hanno o hanno avuto in rapporto di coppia, hanno subito violenza dal compagno. Il 96% delle vittime, sia del partner che di estranei, non sporge denuncia.

Ogni giorno 3.150 donne, 131 ogni ora, sono vittime di una violenza. Più di 840.000 donne hanno subito ricatti sessuali sul lavoro. Dall’Asia meridionale al Nord Africa, dal Medioriente alla Cina, sono scomparse 100 mln di bambine. Sono “cifre agghiaccianti” tuona Lella Costa, una delle voci che interpreterà i brani della Dandini, insieme a Malika Ayane e ad altre attrici e donne della società civile. “Per centrare, esattamente, il problema abbiamo dovuto creare una parola che non esisteva, il femminicidio”, utilizzato già nell’Inghilterra del 1801, per indicare l’omicidio di una donna (femicide) ma riattualizzato dalla criminologa Diana Russel nel 1992, nel saggio scritto a 4 mani con Jill Radford Femicide: the politics of woman killing, in cui teorizza la categoria criminologica come violenza estrema di un uomo su una donna in quanto donna.

Nel 1993, l’antropologa messicana Marcela Lagarde amplia il concetto definendolo una “forma estrema di violenza di genere contro le donna prodotto dalla violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato attraverso varie condotte misogine”. La violenza sulle donne “è uno degli effetti collaterali della globalizzazione” ribadisce Lella Costa. “E’ un problema che riguarda tutti e tutte, nessuno può chiamarsi fuori”.