Sono bionde, brune e rosse. Hanno la pelle bianca o color cioccolato. Portano le treccine, i capelli sciolti e il velo. Sono le donne di tutto il mondo come le vede Google nel suo doodle dedicato all’8 marzo, uno degli immancabili “scarabocchi” del motore di ricerca (anche l’ultimo era dedicato a una donna). I visi femminili compongono una specie di puzzle che rappresenta idealmente tutte le etnie del mondo. Come al solito, basta cliccarci sopra per essere rimandati a una serie di link dedicati all’argomento.

Apre la serie di link un articolo contro la violenza delle donne. Seguono la voce di Wikipedia sull’8 marzo e le iniziative previste per la giornata. Una celebrazione iniziata negli Stati Uniti nel 1909 e arrivata in Europa nel 1911. L’Italia ha iniziato a festeggiare la giornata della donna solo nel 1922, su iniziativa del Partito Comunista italiano. Il primo “Woman’s Day” americano venne celebrato il 23 febbraio su iniziativa del Partito Socialista. La data dell’8 marzo venne fissata ben 8 anni dopo, nel 1917, dopo la marcia delle donne russe che celebrava la fine della guerra. Fu l’Internazionale Socialista a lanciare la “giornata internazionale dell’operaia”.

Sarebbe questa la vera origine della giornata, e non il fantomatico incendio avvenuto il 23 marzo 1911 in una fabbrica newyorchese che provocò, tra gli altri, la morte di una sessantina di donne o una violenta repressione di strada con vittime femminili sempre negli Stati Uniti. La verità è che, qualunque sia la sua origine, questa festa vuole rivendicare quei diritti che ancora oggi non sono garantiti a tutte le donne e combattere contro la violenza domestica e il femminicidio, piaghe sociali per le quali non sembra esserci cura.