Il venerdì del Festival del Giornalismo ha visto un po’ di vento e di pioggia, portando la gente ad affollare gli incontri del primo pomeriggio, ma Dio aveva già in programma di rifugiarsi presso la Sala Raffaello dell’Hotel Brufani, per ascoltare “Convergenze pericolose. Giornalisti e comunicatori online un’unica professione?” Con Daniele Chieffi (giornalista e scrittore), Luca Conti (fondatore pandemia.info), Carola Frediani (co-fondatore effecinque.org), Manuela Kron (direttore corporate affairs Nestlé), Anna Masera (social media editor La Stampa).

Anna Masera, de La Stampa, ha ricordato che marketing in italiano vuol dire marchette: il suo lavoro, dice la prima social media editor italiana, consiste nel fare, come si suol dire, le marchette al suo giornale, anche per una questione di soldi, perché come è noto per i giornali è un periodo di crisi.
Il problema del far coincidere i due lavori è, ad esempio nell’ambito di Twitter, quello di saper gestire i tweet personali e insieme quelli dedicati al marketing: fare solo ed esclusivamente tweet personali non ha senso, e farli solo a nome del giornale neppure. In sintesi, conclude la Masera, ci vuole buonsenso, ironia e spontaneità. In una parola: umanità.

La discussione ha trattato anche dell’approccio delle aziende, che oggi devono saper dialogare con i clienti, non ‘telefonandogli’ ma entrando in rete e producendo contenuti come si deve. La domanda è: le aziende lo sanno fare? Sanno scrivere e ‘raccontarsi’ nel modo dovuto? I mestieri oggi si stanno fondendo, e davvero ogni settore ha bisogno di marketing e di storytelling. Bisogna saper scrivere e comunicare, sapersi raccontare attraverso i vari media, e con sincerità: nei social le bugie non reggono, ricorda la Masera, ci devi mettere la faccia, metterti in gioco. La sincerità è essenziale soprattutto per le aziende: non si può più mentire, nel mondo dei social network il pubblico è il watchdog, il cane di guardia che smaschera le menzogne e, se vuole, ti distrugge davanti a tutti.

Durante l’incontro ho twittato una domanda su un argomento che mi sta molto a cuore, e il buon Luca Conti l’ha presa in considerazione.
A proposito delle abilità di storytelling, ho domandato se il saper scrivere e raccontare a questo punto sia un’abilità richiesta in ogni campo, e se quindi i laureati in lettere abbiano una qualche speranza.
La risposta è stata affidata a Carola Frediani. La capacità di scrivere, dice la giornalista, è svincolata dalla laurea in sé, c’è anche da introdurre tutta una serie di skill e di competenze ‘tecniche’ non essenzialmente letterarie. In ogni caso, saper raccontare non è una cosa da poco: lo storytelling è un’abilità sempre più richiesta.
Insomma, l’era dei social salverà i disperatissimi laureati in lettere? Difficile rispondere con un si o con un no.
Diciamo ni.

Per concludere, dopo l’incontro ho conosciuto lo staff di Buzzflow, che oltre a farmi ricaricare la batteria del notebook (salvandomi così la vita) mi ha gentilmente fornito la mappa delle conversazioni Twitter di oggi.