Per scongiurare i veti incrociati e allontanare le voci di inciucio, Enrico Letta punta sul ricambio generazionale per la scelta dei ministri del nuovo governo. Alla fine della giornata di consultazioni il futuro premier ha fornito altre indicazioni: “I ministri saranno personalità parlamentari e non parlamentari”. Tradotto, un mix di politici e tecnici per “un governo di servizio al Paese, snello e sobrio” formato da massimo 18-19 componenti, “persone d’esperienza e con competenza in grado di essere immediatamente operative”.

Come sempre impazza il TotoMinistri: non dovrebbe far pate della squadra Mario Monti, che si è autoescluso aiutando Letta a far fuori D’Alema, Berlusconi e Amato (che perà ha un illustre sponsor come Napolitano). Perchè come detto da un esponente del Pd: “Se ci fosse D’Alema agli Esteri vorrebbe dire avere Berlusconi all’Economia. Più si alza la soglia di rappresentanza, più tutto diventa più difficile e indigeribile”.

Comporre il puzzle e mettere d’accordo Pdl e Pd è impresa ardua: il centrodestra chiedeva per sé Interni, Giustizia ed Economia per avere garanzie per Berlusconi. Probabile che ottenengano il Viminale con Angelino Alfano (ricompensato da un ministero di peso visto che Letta non vorrebbe vicepremier) anche se non è da escludere la conferma di Annamaria Cancellieri. Per la Difesa in pole resta Franco Frattini, ma gli ex compagni del Pdl vedrebbero meglio Schifani.

I nodi principali restano quelli in campo economico e giudiziario: dopo il no di Berlusconi a Saccomanni come Ministro se la giocano Pier Carlo Padoan (Ocse) e Salvatore Rossi (Bankitalia) mentre lato giudici Berlusconi avrebbe posto il veto sul candidato di mediazione Michele Vietti che potrebbe lasciare spazio al presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo visto l’indebolimento delle candidature di Severino (foto by infoPhoto), Finocchiaro e Violante.

Confermato agli Affari europei Enzo Moavero che potrebbe assumere la guida degli Esteri (in corsa anche Giampiero Massolo, capo del Dipartimento Informazioni per la sicurezza) mentre per il montiano Mario Mauro si dovrebbero aprire le porte dell’Istruzione. Maurizio Lupi dovrebbe vedersi assegnato la Sanità mentre una donna del Pd, Beatrice Lorenzin, è diretta verso le Politiche giovanili, con Mara Carfagna che fiuta un probabile ritorno al vecchio ministero, le Pari opportunità.

Il maxi ministero per lo Sviluppo Economico sarà probabilmente ancora distinto tra Infrastrutture e Comunicazioni. Una casella pesantissima e combattuta: Chiamparino, Epifani e Delrio se la giocheranno in volata. Lo schema è ancora in bilico e non si escludono sorprese. Entro domenica sera si dovrebbero avere tutti i nomi: Napolitano forzerà la mano ai partiti promuovendo la nascita dell’esecutivo certo che nessuno in Parlamento si prenderà la responsabilità di impallinarlo.