Due ore per rendersi conto di non aver compiuto un solo passo avanti. Sulla questione della Siria i presidenti di Stati Uniti e Russia restano millimetricamente sulle rispettive posizioni. Vladimir Putin continua ad appoggiare con decisione il regime di Assad; Barack Obama insiste sulla necessità di armare i ribelli. Il presidente americano ritiene che Assad stia usando armi chimiche, il leader russo considera non convincenti le prove a sostegno di questa tesi.

Ma non c’era solo la Siria sul tavolo dell’incontro bilaterale di ieri sera tra le due superpotenze ai margini del G8 nordirlandese. L’Iran resta un nodo delicato. Dopo le elezioni in cui il potere è passato nelle mani di Hassan Rohani, ritenuto moderato, sia Obama che Putin si sono detti pronti a collaborare col nuovo presidente insediato a Teheran. Entrambi hanno detto che è loro dovere fermare la proliferazione nucleare; tuttavia una delle prime affermazioni  di Rohani è stata: il nucleare non si tocca. Putin e Obama s’incontreranno nuovamente a settembre, a Mosca.

Al G8 ci sono anche altre nazioni. I lavori di oggi puntano prevalentemente sulla questione dell’evasione verso i paradisi fiscali, i quali ricevono enormi flussi di denaro, sottratto più o meno indebitamente alla tassazione delle nazioni in cui tale ricchezza viene prodotta. Altro tema spinoso in discussione sarà quello della Libia, in cui il sud-est è nelle mani degli estremisti islamici. Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, illustrerà un piano per risolvere questa crisi.