«Siamo riusciti a fare progressi enormi nella medicina, chimica, fisica, tecnologia, informatica. In quasi tutti i campi in cui ci impegniamo. L’unico campo in cui mi sembra che non abbiamo fatto progressi è quello etico. Forse perchè non ci impegniamo». E’ il rapporto fra tecnologie ed etica il fulcro dell’intervento di Gino Strada davanti alla platea di Campus Party oggi, 6 luglio. Il problema, «è che si crede che l’etica sia una suppellettile, invece è il fondamento del nostro modo di vivere insieme. Possiamo essere iperconnessi, ma se non c’è etica quella connessione non serve a niente».

Il fondatore di Emergency chiarisce: io sono un chirurgo, non un tuttologo. Cerca di sottrarsi ad analisi sociologiche, politiche, economiche. Ma di fatto, poi ne parla, sempre partendo dalla sua esperienza sul campo, che fra l’altro (racconta) è a sua volta nata da un’esperienza concreta: «Emergency è nata da un incontro, quello con i feriti di guerra», 30anni fa , quando il medico facendo il chirurgo per la Croce Rossa.

«Quando dico etica intendo in primo luogo il modo in cui vediamo, pratichiamo e immaginiamo il nostro essere insieme. Come facciamo a continuare a tollerare l’esistenza della guerra, fra di noi, sul nostro pianeta?». Questo «nonostante l’evidenza che la guerra è tutto cioè che può significare il male. E’ stupida, crudele, antieconomica. E’ un boomerang, è una cosa non soltanto omicida ma anche follia suicida». E, come se non bastasse, oltre a fare la guerra fra di noi la facciamo anche al nostro habitat. E «una specie che si comporta così è destinata all’estinzione».

Attenzione: Gino strada non è un pessimista, anzi. Il problema da porsi, soprattutto da parte dei giovani, è «come trasformare il sogno in un progetto». Quindi, come si può trasformare in realtà quello che, in realtà, c’è scritto nella Costituzione italiana (L’Italia ripudia la guerra), piuttosto che nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo? Continuando a ribadirlo, magari con più forza, si potrebbe rispondere, cercando di raccogliere il senso di quello che dice Gino Strada: «in questo villaggio globale io sono convinto che la maggioranza degli abitanti non vuole nemmeno sentir parlare della guerra. Ma i governanti la fanno lo stesso. E come si fa a fargli capire che i cittadini la pensano diversamente? Sarebbe un bel passo avanti».

Le tecnologia, prosegue, servono a comunicare, in tempo reale tutti possiamo sapere cosa succede dal’altra parte del mondo, anche con dovizia di particolari. E allora, si chiede, «perché non siamo capaci di far sapere ai presidenti che il 99,98% dei suoi cittadini è contrario alla guerra?». Il discorso, ammette lo stesso Strada, è in realtà complesso. Cita una frase di Einstein («noi abbiamo costruito al bomba atomica, ma un topo non costruirebbe mai una trappola per topi») per sottolineare la profondità dell’argomento (non solo relativo alla guerra, ma al rapporto fra tecnologia ed etica).

La bocciatura, senza appello, va alla politica, alle classi dirigenti, e agli intellettuali che, evidentemente, non riescono ad essere efficaci. Sull’altro piatto della bilancia, la forza delle idee dei cittadini del mondo. E, aggiungiamo noi, l’esempio. «Quando si passano anni in situazioni di conflitto, ci si pone necessariamente delle domande. E va a finire che ci si da’ anche delle risposte. La risposta per noi è stata capire profondamente l’assurdità, la falsità, il non senso della guerra. E questa riflessione ci ha portato a capire come fare meglio il nostro lavoro». Ora, bisognerebbe cercare di capire «come mai il non senso sta invece diventando la politica corrente».

Articolo di Barbara Weisz