La Casa della Cultura di Milano in occasione del Giorno della Memoria ha deciso di affrontare l’argomento della Shoah con una chiave di lettura diversa dalle consuete. Non il racconto dei sopravvissuti, non lo sterminio descritto sotto l’aspetto storico o politico, bensì gli effetti che una tragedia come quella dell’Olocausto continua ad avere sulle generazioni successive a quella che ha vissuto direttamente l’esperienza dei campi di concentramento.

Sembrerebbe incredibile, ma i trentenni di oggi, se legati a persone che hanno vissuto l’incubo della Seconda Guerra Mondiale, possono continuare ad avere forti problemi psicologici legati agli stati di profonda depressione e difficoltà sociale che hanno vissuto con i loro genitori e nonni.

Ilany Kogan, analista di training della Società Psicoanalitica Israeliana, ha presentato Canvas of Change: la terapia analitica attraverso il prisma della creatività applicata ad una donna, Rachel, nipote di una sopravvissuta all’Olocausto. “Fin dall’inizio del trattamento – ha raccontato la Kogan – la paziente ha utilizzato dipinti e poesie per trasmettere i suoi conflitti inconsci, le sue fantasie depressive, le sue angosce”.

L’elaborazione dei suoi lavori artistici ha portato alla luce il rapporto fusionale di Rachel con sua madre, vittima a sua volte delle paure e delle manie di persecuzione della nonna deportata all’età di 13 anni. Il lavoro del lutto sostenuto durante il processo di separazione dalla madre ha aiutato Rachel a raggiungere una migliore percezione della realtà e del suo mondo interno, ha permesso una integrazione degli aspetti frammentati del suo Sé, ed ha migliorato la sua relazione con gli oggetti interni.

Il lavoro racconta anche come durante l’analisi l’analista abbia permesso la facilitazione del processo creativo, che a sua volta, ha facilitato il processo terapeutico. Il tutto ha prodotto scoperte sulla vita dei suoi genitori non immaginabili prima e apparentemente sconosciute alla paziente che è così riuscita a prendere coscienza delle sue più intime fobie: la malattia, il senso di vuoto, l’incapacità di concludere un progetto, la sensazione di essere come frammentata, spezzata.