Si celebra oggi la Giornata Mondiale della Popolazione, istituita dall’Onu nel 1989, in anni di grave preoccupazione per l’incremento esponenziale del numero degli abitanti del Pianeta rispetto alle risorse disponibili per sfamare l’intera umanità. L’11 luglio 1987 fu una data storica: l’umanità superò la soglia dei 5miliardi di individui. Due anni dopo, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione fissò l’11 luglio come Giornata Mondiale della Popolazione, un appuntamento annuale per fare il punto su tendenze demografiche e di sviluppo.

Allora si era già raggiunta la soglia dei 5 miliardi. Oggi siamo oltre 7 miliardi sulla Terra e si stima che il 16 giugno del 2025 raggiungeremo quota 8 miliardi, 9 miliardi nel 2043, 10 nel 2083; dati che emergono dalle stime annuali di crescita della popolazione, valutate anno per anno a partire dal 20 ottobre1959, quando sulla Terra c’erano 3 miliardi di persone. Dati dunque che si basano su previsioni, ma da considerarsi, per quanto approssimativi, abbastanza attendibili. La popolazione mondiale è stata infatti interessata da una crescita continua sin dalla fine della piaga della peste nera, nel corso del XIV secolo, raggiunse il picco del 2,19% nel 1963.

In questo quadro, dunque, salute, nutrizione, insieme alle politiche culturali e ambientali dei governi e degli enti sovranazionali sono solo alcuni dei focus di una giornata da sempre interessata a ridisegnare le risorse di un pianeta che vede aumentare in modo incontrollato il bacino dei propri abitanti.

Ci troviamo oggi di fronte a realtà paradossalmente opposte dove alcune donne decidono di non avere figli, mentre altre non possono non averne e non hanno i mezzi per pianificare le nascite all’interno della loro famiglia. I problemi legati alla salute nella riproduzione sembrano essere oggi più che mai seri e reali: la gravidanza, infatti, lungi dall’essere un momento di gioia, nel mondo è purtroppo ancora causa di malattia e di morte per molte donne. Secondo i dati UNFPA circa 222 milioni di donne che vorrebbero ritardare o evitare una gravidanza non possono farlo, mentre quasi 800 donne muoiono ogni giorno mentre danno alla luce il loro bambino. Circa 1,8 miliardi di donne fanno ingresso nell’età riproduttiva senza la conoscenza necessaria, né gli strumenti o i servizi che possano garantire loro la minima protezione. Per tutti questi motivi, l’11 luglio vuole e deve essere un giorno dedicato alla diffusione di campagne e attività in grado di richiamare l’attenzione pubblica globale sulla salute riproduttiva delle donne nel mondo. I principali punti su cui l’UNFPA intende puntare i riflettori dell’attenzione pubblica riguardano la concreta possibilità di pianificazione delle nascite, i diritti delle donne e le risorse da destinare alle famiglie. La campagna globale mira inoltre a diffondere l’accesso universale alla sicurezza e salute riproduttiva per le famiglie, soprattutto nei territori dell’Asia e del Pacifico, attraverso la diffusione dei sistemi contraccettivi.

Ma nonostante gli sforzi le stime avvertono che entro fine secolo la popolazione mondiale superera’ gli 11 miliardi di unita’, circa 800 milioni in piu’ di quelli stimati in precedenza dai ricercatori dell’Universita’ di Washington, che ha eseguito il calcolo per le Nazioni Unite. A far impennare la crescita sarà soprattutto l’Africa dove i tassi di natalita’ sono piu’ alti di quanto previsto dall’ultima edizione della stima, nel 2011. L’attuale popolazione del continente e’ di circa 1,1 miliardi di persone e i nuovi modelli prevedono il raggiungimento di 4,2 miliardi di persone nel 2100. Di contro l’Europa continuerà a vivere un graduale declino a causa del basso numero di nascite; calo che interesserà anche la Cina che passerà da 1,4 miliardi a 1,1 nel 2100.

Dati che restano comunque allarmanti, soprattutto se si considera la crescita del fabbisogno alimentare mondiale che ne consegue. Il rapporto Prospettive agricole 2013-2022, redatto da Ocse e FAO, disegna uno scenario assai poco rassicurante per il futuro: la capacità di crescita agricola mondiale sarebbe infatti dell’1,5%, mentre quella del fabbisogno è del 2,1%. Ciò significa che, ad oggi, ogni anno consumiamo già lo 0,6% rispetto a quelle che produciamo, andando ad intaccare le scorte alimentari.

Ancora una volta però, anche di fronte a dati così allarmanti, ci troviamo a confrontarci con una realtà poco attenta ai numerosi campanelli d’allarme: si continua ad investe più in tecnologia che nel settore agroalimentare, tanto che il numero di smartphone e tablet in circolazione potrebbe presto superare quello degli abitanti nel mondo. Scenari non troppo lontani, come rivela l’ultima indagine di CCSInsight che preannuncia il sorpasso per il 2017, tra soli quattro anni. Parallelamente la penetrazione dei servizi di rete, il Mobile e la crescita dei servizi dati stanno imprimendo un’accelerazione alla velocità con cui la popolazione mondiale accede alla Rete. Nonostante il divario fra Nord e Sud del mondo, secondo il Visual Networking Index (VNI) di Cisco, dal 2017 quasi la metà della popolazione del Pianeta (circa il 48%) navigherà sul Web facendo triplicare il traffico di internet protocol (IP) rispetto al 2012, quando si stimava che fosse attivo in Rete il 32% della popolazione mondiale, pari a 2.3 miliardi di persone. Il numero totale di dispositivi  online balzerà così da 12 a 19 miliardi, mentre la velocità media di connessione in banda larga passerà da 11.3Mbps a 39Mbps.

… E intanto, nel più vicino 2015, circa 2,4 miliardi di persone, un terzo della popolazione mondiale, non avrà accesso a servizi igienici adeguati: lo affermano l’Unicef e l’Oms nel rapporto ”Progress on Sanitation and Drinking-Water 2013”. Il rapporto mostra che, con l’attuale tasso di progresso, l’obiettivo di Sviluppo del millennio 2015 di dimezzare il numero di persone senza servizi igienici rispetto al 1990 non sarà raggiunto nella misura dell’8%, equivalente a circa mezzo miliardo di persone. 768 milioni di persone sono così ancora senza fonti migliorate di acqua potabile e di questi 185 milioni utilizza acque di superficie per le proprie necessità giornalieri.

Paradossi a parte, le stime per i prossimi decenni evidenziano anche un’altra preoccupante tendenza, già in atto da diversi anni, ovvero l’invecchiamento della popolazione globale: nel mondo 1 persona su 9 ha 60 anni o più, percentuale arriverà a 1 su 5 entro il 2050. In totale oggi sono 810 milioni gli anziani in tutto il mondo e si prevede che il numero arrivi al miliardo in meno di dieci anni e che raddoppi entro il 2050, arrivando a 2miliardi. L’invecchiamento della popolazione è un problema che riguarda tutte le regioni e tutti i paesi, ma la sua progressione è più rapida in quelli in via di sviluppo: attualmente tra i 15 paesi che hanno oltre 10 milioni di anziani, sette rientrano tra questi; mentre se la speranza di vita oggi è di oltre 80 anni in 33 paesi, cinque anni fa, i paesi che avevano raggiunto questo obiettivo erano solo 19. A sottolinearlo è il Rapporto sull’invecchiamento nel XXI secolo del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e l’HelpAge International. Nel 2050, 64 paesi avranno oltre il 30% di anziani. Attualmente, solo il Giappone ha una popolazione con una percentuale così alta: un cambiamento demografico che offre certo nuove opportunità, ma presenta anche importanti sfide sociali, economiche e culturali, tanto da poter affermare a gran voce che l’invecchiamento della popolazione è uno dei fenomeni più significativi del 21esimo secolo. Tra le sue cause certamente i tassi di fertilità in diminuzione e una maggiore durata della vita, entro il 2050, infatti, i neonati avranno un’aspettativa pari ad 83 anni nelle regioni sviluppate e di 74 anni in quelle in via di sviluppo.

Certo superare sfide di questa portata richiederà il meglio di ognuno di noi, ma se un piccolo passo per l’uomo può diventare un grande balzo per l’umanità, allora cominciamo usando questa Giornata Mondiale della Popolazione per intraprendere quelle piccole azioni che porteranno domani ad un futuro migliore!