Il mio cuore è già pieno di gioia perché presto sarò con voi a celebrare la 28^ GMG” ha scritto Papa Francesco in un breve ‘tweet’ prima della partenza per Rio.

Il Pontefice è giunto ieri alle 8:24 all’aeroporto di Fiumicino con un elicottero dell’Aeronautica militare;  ad accoglierlo, tra gli altri, il presidente del Consiglio Enrico Letta con il quale ha scambiato qualche parola, stretta nella mano sinistra invece una vecchia borsa in pelle nera, personale bagaglio a mano.

Il Papa si è a lungo soffermato ai piedi dell’elicottero dove ha ricevuto l’omaggio di tutti i presenti, poi, con alla destra il capo del Governo, ha percorso le poche decine di metri che lo separavano dall’airbus A330. Quindi, appoggiandosi al corrimano, ha salito i gradini della scala mobile, accolto al portello da due hostess alle quali ha stretto la mano. Inutili i richiami dei fotografi per un saluto prima che si chiudesse il portello: il pontefice è entrato velocemente ed è scomparso alla vista.

Dopo 12 ore di volo, l’airbus 330 dell’Alitalia con a bordo papa Francesco è atterrato all’aeroporto Galeao di Rio de Janeiro in anticipo di 17 minuti rispetto all’orario previsto. Dopo la calorosa stretta di mano con la presidente Dilma Rousseff, il Papa ha salutato personalmente le autorità presenti, tra cui il governatore di Rio Sergio Cabral, il sindaco della città, Eduardo Paes e l’arcivescovo di Rio, monsignor Orani Joao Tempesta. Ad accompagnare l’arrivo del Papa, il coro di ragazzi della Gmg, che Francesco ha salutato a distanza con un cenno della mano.

Sono seguiti attimi di apprensione per la sicurezza del Pontefice quando poi la sua auto è rimasta bloccata, di fatto imbottigliato, nel traffico della città, mentre la vettura veniva avvicinata da pellegrini e passanti, un fatto senza precedenti nelle numerose visite papali avvenute nei passati decenni. Francesco però non ha mai perso la calma. Anzi, finestrini abbassati, ha salutato i pellegrini, stringendo le mani e baciando i bambini che gli venivano via via avvicinati. Disperati invece gli uomini della sicurezza: il tema sarà oggi all’ordine del giorno delle autorità brasiliane.

Risoltasi la situazione il Pontefice ha potuto pronunciare il suo primo discorso pubblico ai brasiliani, durante la cerimonia di benvenuto nel palazzo Guanabara.

Per aver accesso al Popolo brasiliano bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta. Chiedo il permesso di entrare e trascorrere questa settimana con voi” ha detto Bergoglio; ma anche prima che il Papa pronunciasse tali parole i brasiliani avevano già risposto con l’impressionante bagno di folla per le strade della città.

Anche qui, come in volo verso Rio, il Papa ha parlato dei giovani. I giovani parlano ”lingue differenti, sono portatori di culture variegate, eppure – ha detto papa Francesco – trovano in Cristo le risposte alle loro più alte e comuni aspirazioni” e un ”amore autentico che unisce al di là delle loro diversità”. I giovani, ha osservato, sono come i figli per i genitori, ”la pupilla dei nostri occhi” e ”la finestra attraverso la quale la luce entra in noi regalandoci il miracolo della visione”.

”La gioventù – ha continuato il Papa, davanti ai vertici istituzionali e politici del Paese – è la finestra attraverso la quale il futuro entra nel mondo, e quindi ci impone grandi sfide. La nostra generazione – ha aggiunto – si rivelerà all’ altezza della promessa che c’è in ogni giovane, quando saprà offrirgli spazio; tutelarne le condizioni materiali e spirituali per il pieno sviluppo; dargli solide fondamenta su cui possa costruire la vita; garantirgli la sicurezza e l’educazione affinchè diventi ciò che può essere; trasmettergli valori duraturi per cui vale la pena vivere; assicurargli un orizzonte trascendente per la sua sete di felicità autentica e la sua creatività nel bene; consegnargli l’eredità di un mondo che corrisponda alla misura della vita umana; svegliare in lui le migliori pontenzialità per essere protagonista del proprio domani e corresponsabile del destino di tutti”.

Alla fine il Papa ha chiesto ”a tutti la gentilezza e l’attenzione e, se possibile, l’empatia necessaria per stabilire un dialogo tra amici” e ha offerto le sue braccia ”per abbracciare l’intera nazione brasiliana, nella sua complessa ricchezza umana, culturale e religiosa: dall’ Amazzonia fino alla Pampa, dalle regioni aride fino al Pantanal, dai piccoli paesi fino alle metropoli, nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa”.