La bomba è esplosa nel weekend. Sul web ne parlano tutti. Una fashion blogger rubava degli abiti e li vendeva sul suo blog. Falso. Ripeto: FALSO. La notizia è stata riportata senza le dovute verifiche. Anzi, con verifiche approssimative e sbagliate. Con folle approssimazione. Risultato: è facile scrivere una notizia. E’ difficile fare informazione. Bastava indagare per capire che la persona coinvolta non è una fashion blogger. Si tratta di una ragazza che lavora in una agenzia di moda. Al massimo (detto senza offesa per nessuno, sia chiaro) una Pr. Ma non è una fashion blogger (vi consiglio di leggere il post di Maurizio Galluzzo per capire come sono andate le cose sabato).

E gli errori non sono finiti qui: è stato pubblicato un nome sbagliato. Il nome di una ragazza estranea ai fatti. Basta questo per capire quanto in basso sia crollata l’informazione italiana. Il panorama giornalistico attuale è uno skyline fatto di macerie fumanti.

Per riportare la notizia nel modo corretto bastava chiedere alle persone giuste. Magari proprio ad una fashion blogger, cosa ne dite? Così ho fatto io. Ho scritto ad alcune di loro per avere informazioni. E grazie a loro ho capito cose che non sapevo. Adesso ho una visione completa della vicenda. I giornalisti che hanno pubblicato la notizia dovevano fare la stessa cosa. Non lo dico io. Lo dice la professione.

Qui i commenti delle fashion blogger (in ordine alfabetico) che ho contattato. Le ringrazio per la disponibilità che hanno dimostrato in questi giorni nei miei confronti.

Lucia Del Pasqua di Fashion Politan punta sulla scarsa conoscenza da parte dell’informazione di questa nuova categoria che ha conquistato una buona fetta del mercato moda. “E’ scandaloso l’atteggiamento dei giornali che hanno cambiato nomi e foto a distanza di pochi minuti coinvolgendo persone “innocenti” – spiega Lucia – Inoltre va detto che tutti hanno parlato di “fashion blogger” perché la categoria rende più appetibile la notizia. Ma non è così: si tratta di una PR o comunque di una ragazza che lavorava in un’agenzia. In ogni caso spero sia solo una bufala”. E chiude con l’ironia che la contraddistingue: “Il pressappochismo dilaga… come la “scioglievolezza” dei Lindor”.

Marianna Iazzetta di 5FittingRooms sottolinea la spettacolarizzazione da parte dei media della news: “Come si fa a parlare di “fashion blogger seguita da centinai di persone” quando la sua pagina Facebook ha solo 150 fan. L’hanno fatta vedere anche al Tg”. E ancora: “Questo dimostra che le persone addette agli show come security e addetti stampa, non sono “addestrate” e non conosco le blogger che svolgono questa attività in modo professionale e impeccabile”.

Laura Manfredi di Rock N Mode è molto delusa: “Sono senza parole. Ho l’impressione che nel giornalismo italiano dei giorni nostri la verifica delle fonti stia diventando sempre più un lontano ricordo. In questo caso il grave errore è stato quello di coinvolgere una blogger totalmente estranea ai fatti, evidentemente a causa di una ricerca effettuata con leggerezza, e in tutta fretta”. “Per non parlare delle informazioni sbagliate che sono state divulgate (“guru della moda milanese”, celebrità del web, etc) – ci spiega Laura – La ragazza arrestata, infatti, non solo era una perfetta sconosciuta nel settore, ma era riuscita a entrare nell’ambiente in qualità di pr, e non di fashion blogger, come è chiaramente scritto sul suo sito… ma questo ai giornalisti – e qui mi riferisco a tutti i giornalisti che ne hanno parlato – è stranamente sfuggito”.

Elisabetta Marzetti di The Chic Beat rincara la dose: “Mi è sembrato di assistere alla fiera del pressapochismo giornalistico, non solo da parte del Corriere ma anche di altre testate che hanno messo a rischio la reputazione di più di una blogger”. Il discorso è più ampio: “Già la categoria delle fashion blogger è spesso stigmatizzata in maniera negativa. Questo episodio di certo non aiuta. Oltretutto la ragazza in questione è una stylist, che (ok) fa anche la fashion blogger, ma perché scegliere di inserirla in questa categoria? Insomma, troppe forzature pur di DARE la notizia”. Un consiglio: “E poi, lasciamelo dire: una googlata e tutto questo si sarebbe potuto evitare. Spero che si faccia chiarezza su quanto accaduto e che i giornalisti e le relative testate si prendano le proprie responsabilità e chiedano scusa”.

Tina Telli di Lookdarifare aggiunge un aspetto importante: “Ormai tutti cercano solo di fare traffico. E per farlo scrivono news che facciano scalpore. Va aggiunto il fatto che noi fashion blogger siamo una categoria nuovissima a livello professionale. In Italia purtroppo siamo indietro: lo dimostra il fatto che hanno riportato nome e blog sbagliato”. “Come in tutte le cose serve cultura – chiude Tina – Se vuoi scrivere di un argomento prima ti devi informare. Altrimenti il risultato è questo”.

Chiude Anjeza Tufina di The Dolls Factory con una riflessione interessante: “E’ tutto molto semplice. E’ stato fatto un errore grossolano per la scarsa capacità di usare internet della maggior parte dei giornalisti. E’ stato fatto il nome sbagliato perchè su Google era quello che usciva per primo. Non è così che si fa informazione. E non è così che si usa il web”. Poi prosegue: “La persona coinvolta nella vicenda non è una fashion blogger. Scrive semplicemente del suo lifestyle e ha pochissimi lettori. Il suo blog non è per niente tra quelli di maggior successo. Insomma, è stata fatta pura disinformazione. Noi blogger non abbiamo accesso agli abiti delle sfilate e neanche a quelli degli showroom. Bastava fare una accurata ricerca per disegnare il giusto quadro della situazione”. Chiude ribadendo il concetto: “Questo dimostra la fragilità del mondo web: chi non sa usare lo strumento può fare grossi danni”.

Grazie a tutte. Davvero. Vi lascio ricordandovi che i commenti di Fb (qui sotto) sono aperti a tutte le persone che vogliano aggiungere qualcosa. Detto questo, mi chiedo: questo trambusto è solo casuale? La categoria delle fashion blogger dà fastidio a qualcuno? A pensare male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Andreotti Docet. Buon fashion a tutti.

Silvio De Rossi su @Twitter@Facebook

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