La giustizia italiana lenta, troppo lenta. E nonostante il problema sia ben noto nel nostro Paese, a ricordarci che vi sarebbe molto lavoro da fare in questo senso arriva, per l’ennesima volta, anche l’Unione Europea. Secondo la Commissione, l’Italia si piazza al terz’ultimo posto per la lunghezza dei processi di prima istanza civili e commerciali. Peggio di noi sono stati in grado di fare soltanto Cipro e Malta. Ciò che risulta ancor più negativo poi, è che l’indicatore non è migliorato nel corso degli anni bensì peggiorato: nel 2010 i tempi si attestavano mediamente intorno ai 493 giorni, nel 2012 intorno ai 590.

Giustizia italiana lenta: i dati catastrofici

Secondo i dati allarmanti della Commissione Europea, la giustizia italiana lenta comporterebbe che per chiudere un processo penale in dibattimento, occorrerebbero anche tre anni (a causa dei meccanismi farraginosi e troppo imbrigliati dalla burocrazia). Sempre secondo i dati, in una città come Bologna occorrerebbero sei mesi soltanto per l’iscrizione a ruolo di una causa in Corte d’Appello e cinque anni per arrivare ad una sentenza.

Giustizia italiana lenta: il processo digitale

Purtroppo l’Italia deve scontare delle carenze strutturali e organizzative che sono tipiche anche di altri settori (quello sanitario, ad esempio). In prospettiva futura si spera che possa essere di aiuto la rivoluzione digitale in materia di fascicoli. Sarebbe un passo avanti rispetto a quello che è stato da sempre definito processo digitale e che dovrebbe concorrere a velocizzare taluni meccanismi. Una rivoluzione, che qualora venisse attuata seriamente ed in modo efficace, potrebbe concorrere non soltanto a smaltire i tempi ma anche a ridurre i costi della spesa giudiziaria, sia per i cittadini sia per lo Stato.

Giustizia italiana lenta: le raccomandazioni dell’Ue

La classifica stilata dalla Commissione Europea darà il via anche ad una serie di raccomandazioni cui il nostro Paese dovrà cercare di attenersi per migliorare la situazione. Le raccomandazioni in materia di giustizia vanno di pari passo con quelle che riguardano le generali e complessive riforme strutturali che l’Europa richiede da tempo all’Italia e che il governo Renzi avrebbe tutto l’intenzione di attuare.

Come ha spiegato la commissaria Ue Jourova infatti: “La velocità dei processi è uno dei fattori chiave per rendere efficace la giustizia. Le procedure sono estremamente lunghe in Italia ma non solo: questo significa che il sistema giudiziario non è favorevole alle attività economiche e commerciali“.