Il primo consiglio dei ministri del governo Conte 2 impugna una legge del Friuli Venezia Giulia perché considerata discriminatoria. Dopo il giuramento i Ministri di M5s e Pd hanno partecipato al primo consiglio per alcune delibere urgenti in scadenza tra cui la nomina di Paolo Gentiloni come commissario europeo per l’Italia, la golden power sul 5G per gli operatori telefonici e la rettifica di una legge regionale.

L’esecutivo impugna una legge del Friuli Venezia Giulia che viola diverse competenze statali, mette a rischio i livelli essenziali sanitari e soprattutto “discrimina” i migranti. Secondo il governo infatti la legge  legge n. 9 del 08/07/2019, “Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale”,è impugnata in quante “numerose disposizioni sono risultate eccedere dalle competenze Statutarie della Regione”. Tra le motivazioni si legge che “talune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie”.

Massimiliano Federiga, governatore del Friuli Venezia Giulia, su Facebook scrive:

La distorsione della realtà raccontata dal ministro Di Maio è imbarazzante. Afferma che l’istruttoria per impugnare le norme del Friuli Venezia Giulia era partita con il Governo precedente e quindi sarebbe una decisione già presa. È una menzogna. Le istruttorie ovviamente partono dai diversi uffici dei ministeri, ma è il consiglio dei ministri ad impugnare le norme. E movimento 5 stelle – Pd l’hanno fatto oggi. Non sanno più cosa raccontare per giustificare d’essersi venduti l’anima.

Il ministro per Affari regionali Francesco Boccia chiarisce che il lavoro preparatorio era stato avviato dal precedente governo e i termini per impugnare scadevano venerdì. Una misura che però è diventata subito simbolo delle politiche del nuovo governo diverse da quelle di Salvini.

Altro tema che viene immediatamente affrontato da Boccia è quello sulle autonomie regionali dove dice:

“Sono stato molto chiaro sulle autonomie, personalmente andrò ad incontrare tutti i presidenti di Regione nelle loro sedi e partirò dai presidenti Zaia e Fontana che hanno sostenuto anche le ragioni delle legittime consultazioni popolari, li ascolterò tutti e poi tireremo le somme nella casa comune di tutti che è la Conferenza Stato-Regioni”.