Oggi il Governo mette la fiducia sul decreto del fare. Il provvedimento approvato il 22 giugno dal consiglio dei ministri per rilanciare l’economia contiene troppe misure: una raffica di emendamenti, quasi 800, e il calendario politico è già abbastanza impegnativo con sei decreti da convertire in legge entro la fine dell’estate (dall’impignorabilità della prima casa al rilancio dei cantieri).

Il testo uscito dalle commissioni Bilancio e Affari costituzionali sarà da approvare con l’integrazione delle ultime modifiche sulla liberalizzazione del wi-fi pubblico e sul tetto per gli stipendi dei manager. In tre mesi di mandato il premier Enrico Letta arriva al secondo voto di fiducia in cui cadranno tutti gli emendamenti che non saranno messi ai voti. Ma il voto finale potrebbe slittare anche a venerdì visto che il Movimento 5 Stelle annuncia ostruzionismo su un testo considerato «impresentabile» mentre Grillo parla di «dittatura governativa».

I grillini avevano chiesto al governo di accettare nove punti qualificanti ma il governo si era detto pronto ad accoglierne solo quattro (il pagamento degli stagisti del ministero della Giustizia, sul fondo per le Pmi, il divieto di delocalizzazione per le aziende che hanno ricevuto finanziamenti agevolati e l’estensione della Tobin tax, la Tassa sulle Transazioni Finanziarie, ad alcuni prodotti). Senza accordo il ministro Franceschini ha dato l’annuncio ufficiale che sarebbe stata posta la fiducia.

Secondo il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd) “il Movimento 5 Stelle ha perso una grande occasione e sta mettendo in atto un vecchio ostruzionismo con volti giovani”. Le accuse al governo arrivano anche da qualche esponente di Sel. Il voto di fiducia darà maggiori indicazioni sull’indice di gradimento dell’esecutivo: un mese fa, sul decreto emergenze, c’erano stati 383 sì.