Il Documento di economia e finanza verrà approvato dal governo Renzi solo il prossimo venerdì ma ovviamente già in questi giorni stanno circolando alcune bozze. L’obiettivo deve essere quello di raccogliere dieci miliardi di euro, tra spending review e riduzione delle agevolazioni fiscali.

Il capitolo principale su cui operare è ancora una volta quello della spending review che secondo il governo Renzi dovrebbe “assicurare ulteriori risparmi pari a 0,45 punti percentuali del Pil nel 2016” – ovvero 7,2 miliardi di euro. Sono i soldi necessari a sterilizzare l’aumento dell’Iva previsto nelle clausole di salvaguardia delle precedenti leggi di Stabilità.

A questo ammontare dovrebbero aggiungersi “ulteriori risparmi strutturali che verranno dalla revisione dell’insieme delle tax expenditures come previsto dai decreti attuativi della delega fiscale“. Come molti di voi sapranno le tax expenditures sono le agevolazioni fiscali. Si parla da anni della loro revisione – ma fino ad ora non è mai stato fatto nulla.

Facendo due conti, le agevolazioni dovrebbe portare a risparmi per circa 2,8 miliardi – obiettivo francamente difficile. Forse è per questo che nel Def si parla anche di riforma della tassazione locale sugli immobili.

Il governo Renzi, come intende ottenere i sette miliardi di risparmi sulla spesa pubblica? Nel mirino ci sono le municipalizzate – non è ancora chiaro in che modo si intenda intervenire -, e gli enti locali per cui si prevede l’applicazione dei costi standard e la pubblicazione in rete degli indici di performance.

Un altro aspetto su cui si intende intervenire è la riorganizzazione delle prefetture e delle altre strutture periferiche, da aggiungere ad una stretta sulle pensioni di invalidità per arrivare ad eliminare le differenze tra Nord e Sud.

Il governo Renzi infine, intende realizzare dei risparmi anche dalla centralizzazione degli acquisti per i beni della Pubblica Amministrazione. Ottimi propositi. Ma bisognerà vedere la loro applicazione. Da considerare poi che a livello europeo ci sono i 7-8 miliardi di euro che l’Ue potrebbe concedere in cambio delle riforme strutturali. Verrebbero utilizzati in gran parte per bypassare l’ulteriore necessità di ridurre il deficit dello 0,3% – ovvero i cinque miliardi – che l’Europa ci chiede per avvicinarci all’obiettivo del pareggio di bilancio.