Giorni di violenza e proteste di piazza a Hong Kong dove era stato annunciata l’adozione di una particolare legge sull’estradizione in Cina. Dopo giorni di sit-in, marce e proteste di centinaia di migliaia di persone nelle piazze e nei social media, i cittadini hanno vinto. La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha annunciato la sospensione dell’iter per l’adozione della controversa legge sull’estradizione in Cina a data da definirsi. La legge da molti era vista come filo cinese e minava quella libertà di cui godono i cittadini dell’ex colonia britannica. La legge sospesa, sine die, metteva a rischio l’importante hub finanziario globale e isola di semilibertà sempre meno tollerata dal regime totalitario di Pechino.

La donna in un messaggio trasmesso dalle principali tv ha detto:

“…alla luce di quanto successo e, come governo responsabile. Le nostre intenzioni erano sincere ed erano di colmare alcune lacune normative. Forse non stiamo stati sufficientemente efficaci nella comunicazione, ma ora la priorità è quella di ricostruire la pace e l’ordine e la fiducia verso il governo”. In un primo momento, la volontà era di approvare la normativa e renderla effettiva a luglio, entro “l’attuale legislatura, ma ora non è più la priorità”.

La governatrice Lam, ha letto la dichiarazione di oltre dieci minuti prima in cantonese e poi in inglese, volendo ricostruire le ragioni della vicenda.