Andrea Zeta è un trascinatore delle folle, un cantante neomelodico amatissimo a Catania (e non solo): basti pensare che su Facebook raccoglie la bellezza di 177mila seguaci. Il suo nome, all’anagrafe, è Filippo Zuccaro, figlio del boss Maurizio, ritenuto elemento apicale della famiglia mafiosa “Santapaola-Ercolano”, che circa un mese fa è finito nell’occhio del ciclone a seguito del blitz antimafia condotto dalla Procura etnea che ha dato applicazione a una misura cautelare nei confronti di 14 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, usura, detenzione e porto illegale di armi e reati in materia di stupefacenti. Tra gli arrestati c’erano anche lui e il fratello Rosario.

Una batosta per il cantante neomelodico in carriera che, in una lettera aperta “dedicata ai suoi fan e a chi gli ha distrutto la vita, a partire dalla Procura di Catania”, parla di un “torto” fatto a lui che “ha sempre lavorato”. Poi un attacco ai giudici che “hanno segnato la sua vita giudicandolo nel modo più assurdo, definendolo mafioso” e “giocando con la sua vita artistica chiamando l’operazione (antimafia, ndr) ‘Zeta’”. “Perché questo accanimento con me?” si chiede.

Un “ragazzo onesto”, così si definisce, sul quale avrebbero provato a costruire – a suo dire – l’immagine di un “mafioso che mai esisterà”. Secondo l’accusa, il boss Maurizio Zuccaro, condannato all’ergastolo e ritenuto esponente di vertice della famiglia di cosa nostra “Santapaola-Ercolano”, avrebbe impartito direttive ai suoi figli, Rosario e Filippo (alias “Andrea Zeta”). Insomma i due sarebbero stati la voce fuori dal carcere del papà che, di fatto, avrebbe continuato a comandare dietro le sbarre soprattutto in merito all’affare “sicurezza” all’Ecs Dogana di Catania.

“Mi hanno arrestato e mi stanno definendo mafioso perché nel 2016 andai a trovare mio papà in carcere” ha dichiarato Andrea Zeta sostenendo che in quell’occasione non stava curando gli interessi del boss ma avrebbe semplicemente riferito di “aver allontanato una persona che non mi era simpatica”. “Mi hanno dato il reato di associazione mafiosa per una cavolata detta tre anni fa” ha tuonato. Il suo dubbio è che il presunto “accanimento” degli inquirenti nei suoi confronti sia dovuto al fatto che il padre abbia avuto “problemi con la giustizia”: “Lui sta pagando ma che colpa ho io?”.

“È finita, è andata, un incubo”, continua a ripetere: “Hanno distrutto la mia carriera, i miei sogni, il mio futuro, il mio sorriso. Una parte di me è morta”. A sostenerlo ci sono i suoi fan che hanno lanciato l’hashtag #iostoconAndreaZeta.