È giallo sulla morte di Imane Fadil, una delle supertestimoni del processo Ruby che è deceduta l’1 marzo dopo un mese di agonia.

Non sarebbe morta per la presenza di metalli nel sangue: questo è ciò che emerge dagli esami tossicologici. Intanto la salma della modella rimane all’obitorio di Milano: lì la Procura ha ordinato di “non farla vedere a nessuno” in attesa dell’autopsia che avverrà tra mercoledì e giovedì alla presenza dei consulenti nominati dai pm che stanno seguendo questa delicata vicenda.

La giovane, infatti, avrebbe sostenuto di essere stata avvelenata, come se qualcuno volesse farla fuori. A sostegno di queste dichiarazioni, al momento, non ci sarebbe alcuna prova anche se gli inquirenti vogliono vederci chiaro ipotizzando che qualcuno l’abbia voluta uccidere. Il sospetto è che la vicenda possa essere collegata al processo Ruby, al fatto che la modella fosse tra le poche a sostenere l’accusa, tra le poche a non aver voluto ritirare la costituzione di parte civile.

A far discutere, adesso, è la scritta a mano che comparirebbe sul fascicolo dell’obitorio di Milano dove si trova ancora il corpo della modella. “Non farla vedere a nessuno” si legge. Insomma né amici né parenti, al momento, potranno vedere la 34enne. Un corpo “blindato” in attesa dell’autopsia.