Stanno facendo discutere le parole che il sultano del Brunei ha usato in una lettera indirizzata al Parlamento europeo difendendo il nuovo codice penale che prevede la pena di morte per lapidazione nel caso di adulteri e gay. Si tratta – secondo il sultano – di una normativa necessaria per “salvaguardare la sacralità della discendenza familiare e del matrimonio”. Le condanne saranno poche visto che saranno necessari almeno due uomini di “alta statura morale come testimoni” e sarà esclusa “ogni forma di prova circostanziale”. 

Il sultano, dunque, ha chiesto all’Ue “tolleranza, rispetto e comprensione”: il suo obiettivo resta quello di preservare le tradizioni del Brunei, un Paese del sud-est asiatico.

Gli omosessuali, che in passato rischiavano la prigione, adesso potrebbero essere puniti con la pena di morte.

L’Ue non ci sta e la scorsa settimana ha sostenuto una risoluzione che prevede una forte condanna nei confronti del sultanato del Brunei: il nuovo codice penale è stato definito “retrogrado”.

Per tutte queste ragioni è stato chiesto a Bruxelles di passare dalle parole ai fatti, prevedendo ad esempio il congelamento di beni, il divieto di visto e persino l’inserimento nella “lista nera” di 9 hotel di proprietà del sultano. Una “guerra” contro un sultanato che vuole prendersela con gay e adulteri.