La multinazionale ArcelorMittal ha deciso di rescindere il contratto con cui si impegnava a mantenere attivo lo stabilimento ex Ilva di Taranto: per i sindacati il disimpegno porta il  “rischio bomba sociale”. I vertici della multinazionale indiana dell’acciaio ha notificato ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate acquisite secondo l’accordo chiuso il 31 ottobre. La notizia arriva a un anno esatto dall’insediamento della multinazionale in quella che continua ad essere la più grande acciaieria d’Europa.

Secondo quanto si legge nel comunicato diramato dall’azienda ArcelorMittal chiede a commissari dell’Ilva di “assumere la responsabilità delle operazioni e dei dipendenti entro 30 giorni” dal ricevimento del comunicato di rinuncia dell’acquisto degli stabilimenti.

La causa di questo addio è dovuto allʼeliminazione dello scudo penale come evidenziato dalla stessa azienda che scrive:

“l’eliminazione della protezione legale dal 3 novembre necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale giustifica la comunicazione di recesso. (…) i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2 (che, ndr.) renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale e, in generale, eseguire il contratto”.

Dopo la notizia il governo convoca immediatamente un vertice al Mise alla presenza dei ministri competenti: Stefano Patuanelli (Sviluppo economico), Giuseppe Luciano Provenzano (Sud) e Sergio Costa (Ambiente). Il vertice dovrà dare una prima risposta sul futuro dell’ex Ilva dopo la decisione aziendale.

Preoccupazione per Taranto anche dai sindacati, il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli dice: ”Apprendiamo la notizia della volontà di ArcelorMittal di recedere dal contratto. Significa che partono da oggi i 25 giorni per cui lavoratori e impianti ex Ilva torneranno all’amministrazione straordinaria. Tra le motivazioni principali, il pasticcio del Salva-imprese sullo scudo penale. Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare una bomba ambientale e unire una bomba sociale”. Accordi con i sindacati per i lavoratori decadono e così dopo un anno di cassa integrazione il futuro di migliaia di operai è sempre più incerto.

Le opposizioni chiedono che Conte riferisca immediatamente alle Camere, Salvini dice: “Se il governo tasse, sbarchi e manette farà scappare anche i proprietari dell’Ilva, mettendo a rischio il lavoro di decine di migliaia di operai e il futuro industriale del Paese sarà un disastro, e le dimissioni sarebbero l’unica risposta possibile.”