Gli impianti dell’Ilva, lo stabilimento di Taranto dell’azienda del Gruppo Riva che si occupa della produzione e trasformazione dell’acciaio, rimangono sotto sequestro come da volere della magistratura, ma su concessione del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco potranno essere utilizzati da questa mattina nell’area a caldo. Permesso dato con riserva, a patto che, infatti, l’azienda rispetti le prescrizioni dell’Aia, indispensabili a salvaguardare la salute dei cittadini e del territorio.

Solo il 20 per cento degli interventi che la grande fabbrica doveva attuare per proteggere la popolazione dalle emissioni nocive dello stabilimento, infatti, è stato effettivamente messo in atto in questi mesi. Punto dolente commentato dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando che ha affermato in occasione dell’ultimo incontro a Palazzo Chigi con i ministri interessati: “Bisogna intervenire e la soluzione potrebbe essere un “blind trust, ma non possiamo permetterci di fare passi falsi. Il percorso di attuazione dell’Aia non è stato rispettato. Non è accettabile trasgredire a un percorso che deve essere applicato rigidamente”.

Soluzione complessa da trovare, ma indispensabile per preservare sia gli stipendi delle centinaia di impiegati Ilva, che la loro salute: “Con la continuità della produzione ci poniamo anche il problema di pagare gli stipendi. Non è un obiettivo disgiunto dalla produzione. Non si può produrre contro l’ambiente e la salute trascurando l’occupazione e l’aspetto sociale. I tempi? Strettissimi e la soluzione deve arrivare, se non ad ore, a giorni“.