Erano tre gli avvisi acustici e una visivo, in due minuti, che il macchinista ha ignorato perché rallentasse il treno, poi deragliato per eccessiva velocità, che ha causato la morte di 79 passeggeri e 178 feriti.

Questo è stato riferito degli investigatori che stanno indagando sulle cause della tragedia di quel triste 24 luglio vicino a Santiango de Compostela. Il macchinista, inoltre, risulta non essere stato distratto dal collega della Renfe che lo chiamò per dargli istruzioni. Infatti, al momento dell’impatto aveva chiuso la telefonata da 11 secondi.

Le perizie sulle scatole nere del treno e in parte dall’interrogatorio di un collega del macchinista, che telefonò a Garzon Amo prima dell’impatto per dargli indicazioni sulla fermata successiva, sono i punti chiave dell’Indagine sul deragliamento.

Per quanto riguarda le segnalazioni: la prima fu sonora, alle 20:40:55, indicava l’approssimarsi della curva “A Gradeira”, a circa 500 metri. Alle 20:40:56 si sono attivate sia una segnalazione visiva che un’altra acustica. Alle 20:40:59 il conducente ha azionato il freno di emergenza, e alle 20:41:02 è scattato l’ultimo segnale acustico, poco prima dell’impatto mortale. I nuovi dati, forniti oggi, rivelano che il treno viaggiava a 199 chilometri orari, e che quando deragliò la velocità era scesa a 179 km/h, mentre il limite era di 80.

Garzon Amo, accusato di omicidio, non fu quindi distratto dalla telefonata del collega della Renfe, Antonio Martin Marugn, che lo chiamò per dargli istruzioni su una sosta successiva a quella di Santiago. La chiamata, infatti, risale alle 20:39:06: due minuti prima del deragliamento, “Al momento dell’incidente – avevo già il telefono in tasca” ha dichiarato Martin Marugn.