Ai bei tempi della Guerra fredda, quando il mondo rischiava di venire letteralmente spazzato via ogni giorno, ma almeno si discuteva di questioni serie in modo serio, i leaders di Usa e Urss tenevano infinite riunioni per arrivare in diversi anni a trattati che riducessero gli sterminati arsenali nucleari di cui disponevano le due superpotenze.

Qui da noi, ai giorni nostri, sono passati 43 giorni perché i capi delle due coalizioni maggiori (foto by InfoPhoto) decidessero d’incontrarsi ufficialmente. E non per parlare di missili balistici intercontinentali, ma di un banale Governo e di un banale Presidente della Repubblica; problemi enormi, altro che imprese chiuse, disoccupati e suicidi.

Si è dunque tenuto oggi pomeriggio il summit tra Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi, scortati negli uffici della Camera dai fidi Enrico Letta e Angelino Alfano. Il risultato? “E’ stato un buon incontro, però siamo all’inizio”, ha detto Letta. Accidenti. “Il Presidente della Repubblica deve rappresentare l’unità nazionale” – ha detto Alfano. Perbacco.

Ancora Letta: “Abbiamo parlato esclusivamente di presidenza della Repubblica. Bisogna che si parta da una larga condivisione. E’ necessario tentarle tutte per arrivare a un presidente eletto con un largo consenso. Non abbiamo parlato di nomi”. Ancora Alfano: “Deve trattarsi (parlando del Capo dello Stato, ndr) di una personalità di indiscusso prestigio e di riconosciuta competenza istituzionale. Il presidente non può essere, e neanche può apparire, ostile a una parte significativa del popolo italiano”.

Ed entrambi hanno accennato a successivi incontri nei prossimi giorni. Quasi erano più rapidi Breznev e Nixon.