Le trattative si sono intensificate a Losanna, ma sembra che la questione del nucleare iraniano possa rimanere irrisolta nonostante la scadenza per il raggiungimento di un’intesa preliminare sia fissata al 31 marzo.

I ministri degli esteri di Russia, Cina, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania incontratisi nella città svizzera avevano parlato di un accordo imminente; tuttavia nelle ultime ore i funzionari di Teheran hanno gelato tutti avanzando seri dubbi su uno dei punti chiave su cui si sta discutendo da tempo.

L’Iran infatti non avrebbe alcuna intenzione di trasferire in Russia l’uranio arricchito, ovvero il combustibile nucleare, come ha dichiarato Abbas Araghchi, responsabile dei negoziati per il Paese guidato dal Presidente Hassan Rouhani.

Da quanto riportato da vari funzionari occidentali si starebbero prendendo in considerazione altre ipotesi per rendere impossibile l’arricchimento del materiale a uso militare (utilizzo da sempre negato dall’Iran, che definisce il proprio programma nucleare come pacifico).

La più accreditata sarebbe la diluizione, che raggiungerebbe lo stesso scopo previsto dal trasferimento, ovvero il rinvio di un anno della possibilità per l’Iran di arrivare alla costruzione della bomba atomica.

A opporsi all’ipotesi di lasciare nella mani iraniane del combustibile nucleare di qualsiasi genere ci sarebbe Israele e alcuni paesi Arabi sunniti come l’Arabia Saudita (responsabili del bombardamento in Yemen, Paese in vario modo alleato dell’Iran).

Il primo ministro israeliano Netanyahu ha affermato che l’andamento delle trattative  “sta concretizzando le sue paure più profonde, per non dire di peggio. Parallelamente a questo accordo gli emissari dell’Iran nel Medio Oriente stanno portando avanti l’occupazione di una vasta parte dello Yemen. L’asse Iran-Losanna-Yemen è molto pericoloso per l’umanità e deve essere fermato”.

La nazione in questione ha adempiuto a tutti i suoi doveri riguardanti le ispezioni organizzate dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma il suo rifiuto in merito all’invio in Russia dell’uranio potrebbe far saltare la cancellazione delle sanzioni e dell’embargo petrolifero cui è sottoposta.

Più semplice sembra invece il raggiungimento di un compromesso riguardo alla diminuzione delle centrifughe adibite all’arricchimento dell’uranio, che dovrebbero passare dalle 19mila potenziali (e 10mila attive) a una cifra inferiore a 6mila.