Il finale, purtroppo, è stato il previsto bagno di sangue. Tra spari, raffiche di mitre ed esplosioni, le forze speciali turche hanno fatto un blitz nel Palazzo di Giustizia di Istanbul dove due brigatisti del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C avevano preso in ostaggio il giudice Mehmet Selim Kiraz – era il responsabile delle indagini sulla morte di Berkin Elvan, un ragazzino quattordicenne che era stato colpito alla testa mentre andava a comprare il pane da una capsula di gas lacrimogeno nel giugno 2013, durante le proteste anti-governative a Gezi Park, e morto poi in ospedale mesi dopo senza essere mai uscito dal coma. A seguito dell’intervento delle teste di cuoio sono morti i due sequestratori e qualche ora dopo, in ospedale, anche il pm sequestrato. Non è ancora chiara la dinamica che ha portato all’intervento delle forze speciali. Alcuni media dicono che sono stati sentiti alcuni spari dalla stanza in cui era ostaggio il giudice – difficile da credere.

I sequestratori avevano minacciato di uccidere il magistrato se entro tre ore, il poliziotto che ha lanciato il lacrimogeno assassino, non fosse comparso in televisione per confessare pubblicamente il suo crimine. Il termine però era trascorso e non ci erano stati spargimenti di sangue – anzi erano state avviate delle trattative. in ogni caso il premier turco Ahmet Davutoglu è comparso nella notte in televisione per difendere l’operato della polizia.

Restano ora da capire diverse cose. A partire da come abbiano fatto i due sequestratori ad entrare nel Palazzo di Giustizia con le armi nonostante le misure di sicurezza. O i motivi che hanno porto al misterioso e massiccio black out elettrico che ha colpito il paese. Il premier Ahmet Davutoglu non ha escluso alcuna ipotesi – e quindi secondo lui potrebbe anche essere stato un attacco terroristico – mentre il ministro dell’energia ha parlato che potrebbe essersi trattato di un cyber-attacco. Nel pomeriggio la corrente è tornata progressivamente nelle principali città. Intanto sul sequestro di Istanbul il premier ha ordinato il silenzio stampa. Il primo ministro ha la possibilità di censurare stampa e tv su vicende sensibili e scabrose. Una possibilità che è stata utilizzata 150 volte negli ultimi quattro anni.