Lorenzo Orsetti, che tutti chiamavano “Tekoser”, un nome di battaglia che significava “lottatore”, aveva previsto anche questo, che un giorno l’Isis potesse ucciderlo. E, infatti, aveva lasciato una lettera:

Ciao, se state leggendo questo messaggio significa che non sono più in questo mondo. Nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo. Sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio.

Nato a Firenze, ha lavorato nell’alta ristorazione, salvo poi sposare la causa curda. Aveva deciso di combattere contro l’Isis, di scendere in campo in prima persona. Ci credeva a questa battaglia per la democrazia, per una società più equa e giusta. Così la immaginava lui e, invece, lì ha trovato la morte gettando nello sconforto i suoi familiari.

Le cronache parlano di un mercoledì infuocato nel quale i combattenti curdi, tra cui Orsetti e le unità di protezione del popolo curdo, appoggiati da aerei americani, avrebbero tentato di rompere le ultime difese dell’Isis nella parte orientale della Siria ma è lì che avrebbero trovato la morte. Stando ad una prima ricostruzione, i jihadisti avrebbero fatto resistenza nascondendosi sotto terra così da sfuggire agli attacchi aerei. Orsetti sarebbe morto in un’imboscata.