Gli insulti non arrivano solo dai leghisti e da Calderoli, ultimo protagonista di una stupida offesa a Cecile Kyenge. Il Ministro dell’Integrazione riceve minacce e ingiurie tutti i giorni. Da tre mesi in cui finora ha glissato. Fino a quando a fare la figura più mesta possibile ci ha pensato il vicepresidente del Senato. Pur con la compostezza del caso, stavolta la Kyenge ha deciso di replicare: “Non mi rivolgo alla persona, ma alla carica istituzionale che ricopre, per invitarlo a fare una riflessione profonda. Da queste sedie rappresentiamo l’Italia, parliamo a nome dei cittadini. E le parole hanno un peso” ha detto in una lunga intervista al Corriere della Sera.

“Non voglio andare sul personale. Certo, mi sono svegliata con l’idea di passare una bella domenica, e invece… Il punto è che dobbiamo correggere il linguaggio politico. Sono disponibile al confronto, ma che si basi sui contenuti e non sulle offese. È arrivato il momento di dire basta”. Sulle dimissioni di Calderoli preferisce non esprimersi ma il concetto è chiaro: “Dico, però, che, se non è in grado di tradurre un disagio in un linguaggio anche duro, ma corretto, bisogna forse dare il suo incarico a chi è capace di farlo”. Calderoli nel frattempo ha chiesto scusa, ma è tornato a dire che la vedrebbe meglio come ministro in Congo: “Accetto le scuse. Per il resto sono disponibile a rispondere a tutte le domande che si vogliano rivolgere alla ministra italiana dell’Integrazione. Se ci sono questioni che riguardano il Congo, Calderoli può porle agli esponenti di quel governo, e se non dovessero essere raggiungibili, ci sono l’ambasciata, i consolati…”. 

L’immagine dell’Italia razzista è preoccupante: “È uno dei motivi per cui insisto che bisogna correggere il linguaggio: offese come questa risultano raddoppiate, triplicate”. Il ministro più scortato del governo riceve sempre minacce: “Quotidianamente, con ogni mezzo. Lettere, email, telefonate. Le più terribili sono online, anche minacce di morte. Non c’è ancora una legge, e invece servirebbe. L’istigazione al razzismo sta diventando man mano istigazione alla violenza. Vale per tutti, penso agli attacchi che riceve la comunità ebraica. Dobbiamo lavorarci”. Minacce non solo verbali ma anche fisiche: “Sì, è successo. L’ultimo episodio l’altro giorno a Cattolica c’era qualcuno che mi minacciava e mi aspettava, sono stata costretta dalle forze dell’ordine a uscire da un’altra parte. Devo stare sempre in allerta. Anche perché ovunque vado trovo mobilitazioni contro di me. Per fortuna sono sempre di più le persone che mi sono vicine, che mi manifestano la loro solidarietà”. 

Sui motivi dell’ostilità la Kyenge ha un’idea: “Mi sono accorta innanzitutto che il primo obiettivo sono le donne. Al di là della provenienza politica. È un problema su cui andrebbe fatto un percorso. Ci tengo molto a cogliere questa occasione per esprimere la mia solidarietà all’onorevole Mara Carfagna, per le offese e le minacce ricevute sul web. Poi c’è la diversità. La pelle nera come la mia attira maggiormente l’attenzione. Penso a Mario Balotelli. Ma vale per tutte le diversità. Ho visto una reazione fortissima contro i cinesi nella zona di Prato, per esempio. Qualcuno fa fatica ad accettare che il Paese è cambiato. E penso che, proprio per questo, avrebbe bisogno di altri messaggi, di un altro tipo di comunicazione”.

Difficile dunque ripetere sempre che l’Italia non è razzista: “Lo ripeto perché è vero. Da tre mesi giro il Paese, non per valorizzare i migranti, ma per tirar fuori l’accoglienza che già c’è. In tutti i territori che visito, non ci sono solo stranieri a ricevermi, ma comunità intere, anziani, tantissimi bambini, che vogliono toccarmi, farsi fotografare con me. ‘Ministra lei è mia sorella’, mi ha detto l’altro giorno una bambina di sei anni di origine sudamericana. Assisto a tante belle iniziative. Partite di basket in cui disabili e non giocano alla pari, cerimonie per la cittadinanza onoraria… Quella che stiamo facendo è una campagna di sensibilizzazione e di educazione: chi ricopre una carica istituzionale dovrebbe usare la propria visibilità in questo modo”. 

Calderoli, intervistato sempre dal Corriere , non sembra preoccupato per le sue parole: “Si dibatte su una frase estrapolata dal contesto. Ho fatto una premessa al comizio, cioè il mio amore per gli animali. Lì – sbagliando, lo ammetto – ho esplicitato un pensiero: citare l’orango era un giudizio estetico che non voleva essere razzista. Io ho una mia forma mentis: quando conosco una persona, faccio paragoni estetici con un animale. Mi è spiaciuto che, di un intervento di 45 minuti tenuto davanti a 1.500 persone, tutto si sia ridotto alla questione dell’orango. Molto è montato ad arte. Ricordo che il governo deve risolvere questa settimana la posizione di un paio di ministri dopo che una persona che aveva tutto il diritto di stare in Italia è stata rispedita dove ci sono pericoli da cui andava protetta (il caso Shalabayeva, ndr). Qualcuno dovrà spiegare. E qui sì che delle dimissioni ci saranno davvero”. 

A dimettersi non ci pensa proprio: “Il giorno che dovessi pronunciare una frase sconveniente in Senato, sarò il primo a dimettermi. Ciò che accade fuori lo giudicano il mio partito e soprattutto gli elettori. Li ha mai sentiti i comizi degli altri? Si dice anche di peggio. Comunque mi pare assurdo che per fare un governo si debbano scegliere ministri tedeschi o del Congo”. Per Calderoli la Kyenge non è italiana: “Ha la cittadinanza italiana, è diverso. Ma secondo lei parla in un italiano corretto? A chi la ascolta, il giudizio”. 

Paolo Sperati su @Twitter e @Facebook