Lo scorso 7 febbraio la succursale nordica del celebre museo parigino, il Louvre-Lens, è stata teatro di un atto di vandalismo perpetuato ai danni di una delle più note tele di Eugène Delacroix: ‘La Liberté guidant le Peuple’. L’atto vandalico è stato compiuto da una visitatrice 28enne che, poco prima della chiusura del museo, ha tracciato una scritta con l’evidenziatore sulla parte inferiore del quadro prima di essere bloccata da un agente di sorveglianza e da un altro visitatore. La donna, subito posta in stato di fermo e sottoposta a perizia psichiatrica, ha imbrattato la tela per una superficie di 30 cm per 6 con la scritta “AE911″, che rinvierebbe ad un sito internet (www.ae911truth.org) dove è possibile firmare una petizione per riaprire l’inchiesta sugli attentati alle Torri Gemelle di New York. Secondo il procuratore di Bethune, Philippe Peyroux, resta ora da stabilire se la donna ha compiuto il gesto “in preda al delirio” o se si tratta di una “rivendicazione”.

La direzione del Louvre ha dichiarato che “a prima vista la scritta è superficiale e dovrebbe poter essere pulita facilmente“. “Sarà necessaria una perizia da parte del dipartimento Pittura del Louvre – precisa il comunicato – e una restauratrice specializzata è stata subito inviata sul posto”. In base alla sua diagnosi, sarà deciso se trasferire o meno il quadro per procedere al restauro. Il quadro di Delacroix è uno dei capolavori che hanno traslocato nella nuova sede decentrata del Louvre, per pubblicizzare l’apertura del nuovo museo, inaugurato lo scorso 4 dicembre.

Ispirata alla rivolta popolare avvenuta a Parigi nel luglio 1830 contro la politica reazionaria del re Carlo X, la tela è considerata il simbolo del Romanticismo e delle sue aspirazioni. La donna che porta la bandiera ha carattere di allegoria: indica la patria e insieme la libertà. È una figura classica, ispirata alla Nike o alle divinità greche. A metà tra dea e donna del popolo, è una figura irreale, indifferente alla morte e alla sofferenza che le sta intorno. Appartiene al mondo delle idee, come lo stesso fatto storico ricondotto a mito. Anche gli altri personaggi sono simbolici: la figura nelle vesti dell’intellettuale col cilindro e il fucile rappresenta la borghesia, mentre il popolano con la spada sguainata è simbolo di violenza e sete di distruzione. Davanti a loro c’è il ragazzo che guarda la libertà, simbolo di fede negli ideali, e a destra il monello rappresenta il coraggio. In primo piano la morte, indicata dai cadaveri. L’immagine di quella Marianne divenne poi simbolo della guerra civile spagnola e della liberazione della Francia dopo la Seconda guerra mondiale, ma fu anni più tardi inalberata anche dai manifestanti del Maggio 1968. E’ uno dei quadri più celebri al mondo. Il suo valore è inestimabile, ma la lunga e triste storia del vandalismo ai danni delle opere d’arte rivela come questa tipologia di vandalo non agisca a caso, ma a seguito di un riconoscimento, a livello conscio, del valore del proprio bersaglio, alla ricerca di una ‘cassa di risonanza’ per la propria rabbia, attaccando qualcosa che è pubblicamente considerata degna di ammirazione.

Sono davvero numerosi i casi in cui opere d’arte, anche molto note, hanno subito malevole attenzioni da parte di individui di ogni sorta. Pensiamo alla Pietà di Michelangelo, sfregiata nel 1972 con ben 15 martellate da uno squilibrato australiano. Il David se la cavò invece nel 1991 perdendo il dito di un piede, sotto il colpo di un altro martello. E come non ricordare la sfortunata fontana del Bernini, deturpata durante scorribande notturne; mentre all’estero molteplici sono stati gli attacchi ai danni della povera Sirenetta di Copenaghen, e c’è chi è ricorso, contro tele di valore e altri tesori artistici, a bombolette spray, liquidi infiammabili, taglierini e altri svariati strumenti.
Il fenomeno poi non è tipico né di questi tempi e neppure di singoli paesi: simili misfatti accompagnano bensì da sempre la storia dell’arte, con vicende più o meno plateali, tanto che non mancano tentativi di analisi volti a scandagliare i motivi, apparentemente inspiegabili, per cui si innescano questi ‘raptus’ distruttivi nei confronti delle opere d’arte. Lo stesso Salvador Dalì si cimentò in questa impresa e dedusse, nel caso specifico degli ‘attentati’ alla Gioconda, che alla base vi fosse un complesso edipico, addotto dall’immagine materna della Monna Lisa.
Di certo dinanzi a simili atteggiamenti non si può che parlare di instabilità mentale, di scatti di follia, spesso dovuti a problemi personali e sociali. In alcuni casi il bersaglio è significativo: danneggiare qualcosa di specifico mostra un messaggio rivolto alla società, ma ci sono anche casi di semplici bravate che si risolvono in seri e irreparabili danni.