I sindacati, perlomeno due terzi dei più grossi, non sono entusiasti della legge di stabilità, così come il Governo l’ha elaborata. Sia la Cgil che la Uil sono pronte anche allo sciopero generale. Motivo: i tagli alla pubblica amministrazione. Le misure formalizzate dal Consiglio dei ministri nella riunione del 15 ottobre prevedono il blocco dei contratti e quello del turn over (nel settore pubblico s’intende la sostituzione dei dipendenti andati in pensione), oltre alla riduzione del 10% sul ricorso agli straordinari e il pagamento a rate delle liquidazioni.

I dirigenti delle confederazioni sindacali (foto by InfoPhoto) non ne vogliono sentir parlare. Susanna Camusso, leader della Cgil: “Questa Legge di stabilità bisogna cambiarla e quindi nelle prossime ore decideremo tutte le cose utili a questo fine. Il provvedimento smentisce le promesse fatte in queste settimane da molti ministri e dal Governo“.

Luigi Angeletti, segretario della Uil, aggiunge: “Il governo aveva detto basta ai tagli lineari, annunciando: d’ora in poi solo operazioni chirurgiche sulla pubblica amministrazione per decidere dove investire e dove tagliare. Cosa c’è invece di più lineare di bloccare la contrattazione? Colpisce tutti i lavoratori dipendenti. La Uil è certamente pronta allo sciopero“.

Meno deciso, ma comunque perplesso, il capo della Cisl, Raffaele Bonanni. Per lui questa legge “E’ poco, ma è anche la prima volta che non ci tartassano di tasse“.