Aggiornamento: E’ confermata la notizia del rilascio del premier libico Ali Zeidan. Lo ha comunicato egli stesso in un tweet, prima di tornare nel proprio ufficio. “Sto bene, le milizie che mi hanno catturato volevano le mie dimissioni“. Più tardi Zeidan è apparso in conferenza stampa, dichiarando: “Se l’obiettivo del mio sequestro era che mi dimettessi, ebbene non lo farò. Stiamo facendo piccoli passi, ma nella giusta direzione“.

Notizia: Secondo quanto affermano fonti della sicurezza interna della Libia, il capo del governo Ali Zeidan, rapito all’alba del 10 ottobre, sarebbe stato rilasciato.

Il rapimento era stato rivendicato dal gruppo islamista di ex ribelli “Camera dei rivoluzionari di Libia”, come rappresaglia per aver appoggiato, secondo a quanto sostengono, il blitz delle forze speciali americane del 5 ottobre che ha portato alla cattura del terrorista di al Qaeda Abu Anas al-Libi, ritenuto la mente dell’attentato all’ambasciata statunitense a Nairobi nel 1998.

Non erano chiare le circostanze del sequestro di Zeidan (foto by InfoPhoto). I ribelli hanno parlato in un comunicato di “arresto” dietro mandato della procura generale, la quale ha smentito. Però un portavoce del dipartimento anticrimine del ministero dell’Interno aveva dichiarato all’agenzia di stampa statale che il premier era stato arrestato su mandato dello stesso dipartimento. Di conseguenza si poteva anche ipotizzare un tentativo di colpo di Stato in corso.

Durante la mattinata la Nato, attraverso il segretario generale Anders Fogh Rasmussen, aveva chiesto l’immediato rilascio del primo ministro, aggiungendo che l’alleanza militare atlantica era pronta ad intervenire in Libia. “Bisogna fare qualcosa per assicurare la stabilità in Libia“, precisando però che “sta al Paese chiederlo“.