“Eravamo giovani e belle, o almeno eravamo convinte di esserlo”.

A distanza di mezzo secolo, il libro che segnò il primo passo nella carriera della più grande scrittrice vivente di lingua inglese non ha perso nulla della freschezza e della verità che l’hanno reso uno dei romanzi di formazione più amati nel mondo. Sto naturalmente parlando di Ragazze di campagna di Edna O’Brien. Edito per la prima volta in Italia nell’aprile del 1961 da Feltrinelli, torna quest’anno a far innamorare migliaia di lettori nella nuova traduzione di Cosetta Cavallante, a cura di editrice Elliot.

La timida e romantica Caithleen sogna l’amore, mentre la sua amica Babà, sfrontata e disinibita, è ansiosa di vivere liberamente ogni esperienza che la vita può regalare a una giovane donna. Quando l’orizzonte del loro piccolo villaggio, nella cattolicissima campagna irlandese, si fa troppo angusto, decidono di lasciare il collegio di suore in cui vivono per scappare nella grande città, in cerca d’amore ed emozioni. Nonostante siano fermamente decise a sfidare insieme il mondo, le loro vite prenderanno però vie del tutto inaspettate e ciascuna dovrà imparare a scegliere da sola il proprio destino.

Il romanzo che ha raccontato al mondo che la mente delle donne è libera e vasta, come il cielo della terra che l’ha vista nascere. Ragazze di campagna (titolo originale: Country Girls), venne scritto in soli tre mesi e inviato a un editore, il quale ricevette da un celebre scrittore, suo consulente, questo giudizio: “Avrei voluto scriverlo io“. Alla sua pubblicazione, avvenuta nel 1960, l’esordio narrativo di Edna O’Brien, fortemente autobiografico, suscitò reazioni di sdegno e condanna che andarono ben oltre le intenzioni di una sconosciuta autrice poco più che ventenne: il libro fu bruciato sul sagrato delle chiese e messo all’indice per aver raccontato, per la prima volta con sincerità e schiettezza, il desiderio di una nuova generazione di donne che rivendicava il diritto di poter vivere e parlare liberamente della propria sessualità.

A distanza di tanti anni il romanzo, parte di una trilogia che comprende The Lonely Girl (1962) e Girls in their Married Bliss (1964), conserva inalterata tutta la sua freschezza, una ventata d’aria autentica e pulita proveniente dalla bigotta Irlanda degli anni Sessanta. In un’intervista per la Paris Review, Edna O’Brien racconta di aver scritto il libro dopo aver lasciato per la prima volta il suo piccolo paesello bigotto in Irlanda: Londra, racconta, e la lettura di Hemingway furono le due rivelazioni. Il libro si scrisse quasi da solo, come spintonato da un’urgenza inarrestabile.

La tristezza della sua infanzia è stata cruciale per fare di lei una scrittrice: anche la O’Brien infatti, come le sue due protagoniste Baba e Caithleen, dopo aver frequentato le scuole elementari nel piccolo e insopportabile paesino natale, è stata mandata a studiare in un convento di suore. Il solito convento gelido – racconta -  dove si mangia carne andata a male e ci si ammala di geloni, dove la notte le ragazzine piangono sotto le loro coperte, ingozzandosi di quel po’ di dolci che vengono loro spediti da casa. Ragazze di campagna diventa così un racconto autobiografico, fatto di voglia di diventare grandi e di fuga dalla campagna. Non ci sono colpi di scena, niente che non potrebbe capitare a chiunque fosse nato povero, in una qualsiasi periferia del mondo e in qualsiasi epoca: è un libro che parla dell’essere umano, una manuale di anatomia dell’anima. Ogni parola, ogni aggettivo ogni frase sono così essenziali, così fortemente centripeti che diviene impossibile separarsene.

L’autrice

Edna O’Brien romanziera, drammaturga e poetessa irlandese, è nata a Tuamgraney nel 1930 in una famiglia dalle forti radici cattoliche e, come le protagoniste del suo romanzo d’esordio, ha compiuto i suoi studi presso le suore. Lasciò l’Irlanda negli anni Cinquanta per trasferirsi a Londra, dove vive ancora oggi. Considerata la Gran Dama della letteratura irlandese, nella sua lunga carriera ha ottenuto i maggiori premi letterari, a partire dal Kingsley Amis Award per “Ragazze di campagna”, primo capitolo di una trilogia che comprende La ragazza sola (Rizzoli, 1963) e Ragazze nella felicità coniugale (E/O, 1990). È membro onorario dell’American Academy of Arts and Letters.