Lui si chiama Lorenzo, ha 34 anni e ha scoperto di avere una leucemia. “Vorrei rinviare l’inizio della terapia di una decina di giorni per poter andare al primo saggio di danza della mia bambina e accompagnarla sul palco nel ballo finale insieme a tutti gli altri papà”, queste le parole che si è sentito rivolgere un medico da papà Lorenzo. Ma far slittare la terapia può essere pericoloso.

Ma sentiamo cosa è successo dalla bocca del direttore dell’Ematologia e del Centro Trapianti all’Ospedale Policlinico San Martino di Genova:

Nel momento in cui ha avanzato quella richiesta Lorenzo era già un veterano del mio reparto e di questa malattia. Nel 2015 lo abbiamo curato con un mix di farmaci chemioterapici, diversi cicli durati mesi. All’inizio, per stroncare il tumore, abbiamo prescritto un regime molto intenso, con una tossicità ed effetti collaterali che gli hanno impedito di lavorare. Lui ha sempre sorriso, sopportato, stretto i denti. Calmo e speranzoso, attentissimo a non far spaventare le sue “donne” [...] Il paziente era arrivato in ospedale per accertamenti in seguito a una febbre che non passava, grandi sudate soprattutto notturne e una stanchezza estrema. La biopsia del midollo osseo aveva confermato la diagnosi: leucemia linfatica acuta. Una malattia molto aggressiva: chemioterapia intensiva e poi trapianto di midollo osseo.

Dopo 20 mesi dalle sue dimissioni, Lorenzo ha iniziato ad avvertire dolore alla schiena. Non è una buona notizia. Ed è qui che il papà ha chiesto tempo per prendere parte al primo saggio di danza della piccola Lucia. Il medico ha acconsentito e papà Lorenzo ha assistito la figlia in quel giorno speciale; l’indomani, però, è rientrato in ospedale.