Una condanna a 30 anni non è mai una vittoria, soprattutto se a finire in carcere è una giovane donna accusata dell’omicidio del figlio. Forse il delitto più atroce. Veronica Panarello, condannata in primo e in secondo grado per aver strangolato Lorys e poi per averne occultato il suo corpicino in un canalone, se l’è presa con il suocero Andrea Stival che lei ha sempre indicato come l’autore materiale dell’omicidio. Sarebbe stato lui a uccidere il piccolo poiché avrebbe scoperto la loro presunta – ma mai provata – relazione extraconiugale.

Veronica Panarello è una donna fragile: basta guardarla, è minuta e piena di rancore. Nessuno vuole giustificare il suo gesto, nessuno in questa sede vuole perdonarla. Anzi. Ha distrutto la vita a suo marito Davide, a suo suocero Andrea, al figlio più piccolo (di cui non faremo il nome perché il bimbo ha tutto il diritto a non essere associato a questa terribile storia, ndr). Ha negato la possibilità al piccolo Lorys di vivere, di giocare coi suoi compagnetti, diventare grande, avere la sua prima fidanzatina, uscire con gli amici e poi un giorno di farsi una famiglia.

Veronica Panarello ha ucciso una parte di sé. Solo lei sa realmente cosa è accaduto quella maledetta mattina del 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, nel Ragusano; solo lei sa perché lo ha strangolato.

Veronica Panarello, possiamo dirlo senza timore di essere smentiti, non ha avuto un’infanzia semplice. Questo non giustifica l’omicidio ma spiega alcuni passaggi di questa brutta vicenda. La sua famiglia, in questi anni, non le è stata vicina come avrebbe dovuto (tranne papà Franco) tra familiari che si alternavano nei salotti televisivi, talvolta ricevendo compensi (e qui l’errore non è solo di chi ha chiesto quei “cachet” ma anche di chi li ha pagati, ndr), e giornalisti che hanno “sposato” tesi che hanno rischiato di rovinare la vita di persone. Di esseri umani. Sul suocero Andrea Stival è stato detto di tutto sulla scorta di non-prove, di voci di popolo, di dichiarazioni che non trovavano riscontri nei fatti. Qualcuno ha persino dato spazio a sedicenti esperti. Una giungla dell’informazione che ha fatto male al piccolo Lorys. Un circo mediatico senza precedenti.

E poi c’è stata l’indagine. Perfetta. Portata a termine dalla Procura di Ragusa che è riuscita a ricostruire la giornata della Panarello nonostante lei continuasse a mentire, a non ricordare, a modificare le sue innumerevoli versioni dei fatti. Un’indagine delicatissima che oggi restituisce un po’ di giustizia e verità al piccolo Lorys. Un po’, e ribadiamo un po’, perché – come ha detto Davide Stival, papà della vittima – nessuno potrà restituirgli il figlio, ucciso barbaramente, senza motivo e per di più dall’unica persona al mondo che avrebbe dovuto proteggerlo, che avrebbe dovuto amarlo con tutta se stessa.