Si potrebbe parlare di un vero e proprio agguato politico, quelle che nelle ultime ore ha come protagonista il sindaco di Roma Ignazio Marino.

Il primo cittadino dell’Urbe scossa dallo scandalo e dalle indagini di Mafia Capitale ha ricevuto infatti la piena sfiducia di Matteo Renzi, che sta valutando il commissariamento dell’ufficio del sindaco, applaudito e invitato a “non mollare” durante la Festa dell’Unità, una sollevazione popolare che alcune fonti reputano “pilotata”.

Tra queste c’è per l’appunto Renzi, che parla di “truppe cammellate” e a cui non sono andate giù le parole implicite di sfida: “Notoriamente per essere un bravo sindaco bisogna essere onesto, qualità che Ignazio, a cui voglio molto bene, ha senz’altro. Quello che deve dimostrare e che finora non ha dimostrato è di saper governare una città. Io lo aspetto a questa prova. Lui mi ha sfidato alla festa dell’Unità, vedremo chi la vince”.

A fargli eco, come al solito, il ministro delle Riforme Boschi: “La sua onestà non basta. E se sarà necessario procederemo con lo scioglimento del Comune”. Quello che tutti, attendono, è infatti la relazione chiesta al prefetto Franco Gabrielli.

Nel frattempo, nonostante le rassicurazioni del presidente del Pd Matteo Orfini, ieri si è dimesso l’assessore ai Trasporti e Mobilità Guido Impronta, notoriamente vicino alle posizioni di Renzi, mentre dello stesso avviso sarebbe anche Silvia Scozese, che ha una delega importante come quella al Bilancio.

Orfini, che ha dovuto parzialmente ritrattare i numeri della sua indagine riguardante i circoli del Pd (1 su 4 dannosi non sarebbero più le stime ufficiali), ha ricevuto una scorta ordinata dal prefetto Gabrielli per ragioni di sicurezza dopo aver scoperchiato una parte del malaffare di Mafia Capitale.

Sarebbe in arrivo anche una nuova inchiesta sulle tessere degli iscritti al Pd: le prime voci, ancora non verificate, parlano della natura dubbia di circa il 50% delle iscrizioni ufficiali.