Il Tribunale di Palermo ha assolto il generale dei carabinieri, ex ufficiale del Ros ed ex direttore del Sisde, Mario Mori dall’accusa di non avere catturato, ad ottobre del ’95 il boss Bernardo Provenzano garantendogli la latitanza (poi catturato l’11 aprile del 2006).

Alla base dell’accusa della procura di Palermo ci sarebbe stato un patto nato durante la trattativa Stato-mafia del ’92-’93.

Assolto al generale Mori anche il colonnello Mauro Obinu, accolte quindi le richieste dei loro avvocati Basilio Milio ed Enzo Musco.

Il verdetto è arrivato dopo più di cento udienze e cinque anni di dibattimento, la sentenza è stata pronunciata dopo circa sette ore e mezza di camera di consiglio, dalla quarta sezione del tribunale presieduta da Mario Fontana, alla presenza dei due ufficiali.

L’accusa aveva chiesto 9 anni per l’ex generale del Ros Mori e 6 anni e mezzo per il coimputato, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per entrambi.

L’accusa si è basata su una rivelazione da parte di un collega di Mori e Obinu, il colonnello Michele Riccio.

La formula assolutoria è stata: “perché il fatto non costituisce reato”. Si tratta della stessa impiegata dai giudici il 20 febbraio del 2006, nell’altro processo a carico di Mori (e del capitano Ultimo) per la mancata perquisizione del covo del boss Totò Riina. Anche in quell’occasione l’alto ufficiale dei Carabinieri venne assolto in primo grado, e anche in appello e in Cassazione.

Il pm Di Matteo subito dopo l’assoluzione ha dichiarato: “Faremo appello contro questa assoluzione”.

Il generale ha commentato la sentenza con un sentito: “C’è un giudice a Palermo. Non ha voluto commentare invece il colonnello.