Manet torna ad affascinare Venezia con una mostra evento dedicata al grande precursore dell’Impressionismo: Édouard Manet, in scena a Palazzo Ducale fino al 18 agosto. Un percorso espositivo insolito che, pur attraversando l’impressionismo, interpreta le opere del pittore francese tramite l’influenza dell’arte rinascimentale italiana. Un legame che trova fondamento durante tre lunghi soggiorni di studio compiuti dall’artista a Venezia, Firenze e Roma tra il 1853 e 1874, e, prima ancora, nel tirocinio giovanile al Louvre, dove Manet ebbe la prima rivelazione della pittura italiana.

L’esposizione, curata da Stéphane Guégan, si articola in nove sezioni, suddivise per temi, che illustrano i generi, l’evoluzione e le novità del linguaggio espressivo di Manet. Si parte con una serie di libere interpretazioni di antichi dipinti, affreschi e sculture che Manet vide durante i suoi due primi viaggi in Italia per ripercorrerne poi, attraverso grandi capolavori, circa uno’ottantina di tele, l’intero percorso artistico: immediata risplende l’influenza veneziana, inseparabile dall’audacia con la quale il pittore sonda le istanze contemporanee e si defila dalle convenzioni accademiche.

Una mostra nata della collaborazione tra il Musée d’Orsay di Parigi e la Fondazione Civici Musei di Venezia, nella quale Manet si confronta con Antonello da Messina, Lorenzo Lotto, Tintoretto, ma soprattutto con Tiziano. La cinquecentesca Venere di Urbino si ritrova infatti per la prima volta vis-à-vis con Olympia, esposta in maniera assolutamente inedita, al di fuori dei confini francesi. Sarà così possibile ammirare maestro e discepolo messi a confronto: Manet reinterpreta infatti il dipinto di Tiziano con ancora più sfrontatezza, scegliendo di sostituire la Venere con una prostituta, nel cui sguardo è però assente l’originaria  carica sensuale, si consuma così trasformazione che diede scandalo: il soggetto dipinto non è più “oggetto del desiderio” ma semplice “oggetto di pittura”. In aperta sfida al perbenismo e alla moralità del tempo, inoltre, attraverso l’abolizione di chiaroscuro e mezze tinte, e la predilezione per contrasti cromatici netti e pennellate rapide che creano le forme attraverso il colore,  Manet diviene portavoce dell’antiaccademismo.

Mai prima d’ora la pittura di Manet è stata presentata in maniera così significativa in Italia, e mai è stato affrontato sul piano critico un aspetto così peculiare della sua arte. Forte non solo degli eccezionali prestiti ottenuti dal Musée d’Orsay di Parigi, ma anche da tante altre istituzioni internazionali ( Metropolitan Museum di New York, Bibliothèque Nationale de France, Courtauld Institute di Londra, The Museum of Fine Arts di Boston, The National Gallery di Washington, Art Institute di Chicago, Musée des Beaux-arts di Digione, Musée di Grenoble, Musée des Beaux-arts di Budapest, Städel Museum di Francoforte) la mostra si impone per la sua spettacolarità ed originalità: un evento unico, assolutamente da non perdere per gli amanti dell’arte.