Il vicepremier Luigi Di Maio rilascia un’intervista al Corriere della Sera in cui affronta gli argomenti più scottanti del momento. A partire dalla delicata situazione a Tripoli. Un dossier degli 007 parla di 6mila profughi pronti a partire già nei prossimi mesi:

C’è una crisi in corso, è vero. Il governo la sta monitorando giorno dopo giorno. L’obiettivo è garantire la sicurezza del nostro Paese e dell’area, delle aziende italiane e dei nostri militari che svolgono un lavoro straordinario a sostegno della popolazione locale. Bisogna avere testa in questi momenti e lavorare con responsabilità. Quel che sta accadendo non è un gioco, non è Risiko in cui uno si diverte a fare il duro con l’altro. Le parole hanno un peso.

Il rischio è che possano ripartire in massa i barconi della morte:

Di fronte a un inasprimento sul terreno la possibilità che possano riprendere gli sbarchi verso le nostre coste c’è, non è un mistero. Quindi i primi ad essere colpiti saremmo noi, come Italia. Ripeto: ci vuole responsabilità, non è uno scherzo quello che sta succedendo. Dobbiamo fare squadra e giocare da squadra. La Libia non può essere trattata come un tema da campagna elettorale, la Libia è un interesse strategico del nostro Paese.

E come si comporterà il Governo nei confronti degli uomini e le donne in fuga dalla guerra? Queste le parole del Ministro Di Maio:

Chiudere un porto è una misura occasionale, risultata efficace in alcuni casi quando abbiamo dovuto scuotere l’Ue, ma è pur sempre occasionale. Funziona ora, ma di fronte a un intensificarsi della crisi non basterebbe, quindi bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale. Occorre pianificare e prevenire, perché la sola reazione ha i suoi limiti [...] Sarebbe utile, indipendentemente dagli sviluppi in Libia, se convincessero Orbán e i suoi alleati in Europa ad accettare le quote di migranti che arrivano in Italia, visto che il sud Italia è frontiera europea. Il problema è proprio questo.

Tra il M5s e la Lega non tira una brutta aria: anzi, sul contratto di governo “si lavora bene” ma restano le differenze “ad esempio sul 25 aprile”, spiega Di Maio che non vuole discutere ma lavorare con “serenità” portando a casa, ad esempio, l’abolizione del superticket sanitario.