“Atti osceni in luogo pubblico”, questa l’accusa avanzata dai poliziotti a un avvocato di Milano che proprio lunedì è stato assolto con formula piena dal Tribunale il quale, a sua volta, ha trasmesso gli atti alla Procura per capire se il militare abbia commesso reati nella firma del verbale d’arresto dello scorso 6 agosto. Tutto comincia quando una volante intravede un uomo coi pantaloni abbassati che “stava ponendo in essere l’arte della masturbazione incurante del passaggio di bambini nel Parco Sempione”. A quel punto i due agenti sarebbero scesi dall’auto chiedendo “invano” all’uomo di “desistere dal fare illecito”. Lui si sarebbe dato alla fuga, rincorso dai poliziotti fino alla Stazione Cadorna. L’avvocato nega la masturbazione in pubblico.

Sembrerebbe che l’uomo fosse stato fermato nell’androne di un palazzo di Piazza Cadorna, dove ha sede lo studio legale in cui lavora. Ma nel verbale dei poliziotti ci sarebbero state troppe “stranezze” o forse “falsità”, come emerso nel processo. L’avvocato, invece, si è sempre difeso parlando di una “situazione fisica irrefrenabile” e dunque di un problema di salute. La pipì andava fatta subito (ma i poliziotti in quel momento non potevano sapere).

Secondo i giudici, dunque, non è vero che l’uomo sia stato “poco collaborativo” con i poliziotti intervenuti (e allarmati dal fatto che avesse i pantaloni abbassati). A non convincere è che il legale non avesse chiesto “un avvocato di fiducia” o addirittura che “non avrebbe espresso la volontà di notiziare alcun familiare”. È possibile o questa non è tutta la verità?

Qualcosa in questa vicenda non torna, quel verbale probabilmente contiene molte inesattezze, come fatto notare in sede dibattimentale. L’uomo, intanto, è stato assoluto “perché il fatto non sussiste” mentre per il poliziotto che lo ha fermato e scritto quel verbale la Procura dovrà valutare se abbia commesso reati come calunnia e falso.