È il 4 marzo quando uno degli amici di Niccolò Bettarini fa allontanare dai buttafuori di una discoteca di Milano tre dei quattro aggressori che avrebbero voluto entrare in un’area che lui aveva affittato per una festa privata. “Appena esci ti ammazziamo, sei morto, non sai con chi ti sei messo” gli avevano detto. E così hanno fatto visto che domenica scorsa prima lo hanno malmenato, poi hanno accoltellato il figlio di Simona Ventura e dell’ex calciatore Stefano Bettarini che era intervenuto per difendere l’amico (“Ti ho riconosciuto, sei il figlio di Bettarini, ora ti ammazziamo”). Adesso, nei racconti resi agli inquirenti, ci sono da una parte i quattro arrestati accusati di tentativo di omicidio che si difendono da ogni accusa, dall’altro gli amici della vittima.

“Mi ha dato alcuni buffetti sulla faccia cercando di provocarmi, io ho provato a respingerlo, ma mi sono trovato immediatamente in mezzo a più di dieci persone e non ho capito più nulla” ha spiegato Bettarini che si trovava da solo con la fidanzata, una studentessa di 21 anni. Poi sarebbe stato “circondato e colpito a calci e pugni anche quando stava a terra e per ultimo più volte con una lama”. “Ho visto che diversi ragazzi sono saltati addosso a Niccolò. Non sono riuscita a distinguere più nulla (…) Era caduto per terra, ho provato ad aiutarlo e ho notato che già da lì perdeva sangue. Mentre cercavo di riparargli la testa dai colpi sono arrivati anche a me alcuni calci e pugni, uno in faccia” ha dichiarato la fidanzata. E ancora: “Quando sono caduto a terra e Zoe è venuta a soccorrermi le è arrivato un calcio in faccia. Subito dopo sono scappati tutti” ha confermato Bettarini.

Intanto gli aggressori negano di aver accoltellato Bettarini. Uno di loro, tramite il suo legale, fa sapere di essere stato “presente alla lite” ma di “non averlo colpito”. Anche i due albanesi si dicono estranei ai fatti: uno di loro, però, ammette di aver partecipato alla rissa pur non ricordando nulla: “Ero sotto l’effetto degli alcolici”.