Continuano come puntate di una soap opera le udienze per uno dei processi più mediatici dell’anno, quello del caso Ruby nel quale sono implicati oltre all’ex-premier Silvio Berlusconi anche Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. E’ proprio quest’ultima, per la quale i pm hanno già chiesto una condanna di sette anni di carcere, che questa mattina si trova in aula per lasciare le sue dichiarazioni spontanee.

Tengo a precisare che il mio è stato un sentimento d’amore vero per Silvio Berlusconi”. Questa una delle prime frasi pronunciate dall’ex-igienista dentale che ha quindi continuato la sua difesa affermando: “Solo nell’occasione in cui sono stata chiamata dal presidente mi sono interessata a Ruby: mai ho svolto il ruolo di procacciatrice o qualcosa di simile. Io mi sono prestata per fare del bene, per permettere che la ragazza tornasse a casa sua, come tra l’altro mi aveva detto il funzionario Giorgia Iafrate. Questo processo è il frutto di un moralismo insensato da parte della procura”.

Nicole racconta quindi il suo rapporto con Berlusconi dal principio, dal suo arrivo a Milano nel 2006, all’età di 21 anni, per studiare all’Università igiene dentale: “Ho accompagnato i miei studi cercando di fare qualche lavoretto, la hostess a eventi e fiere. Proprio in una di queste occasioni, alla fiera del del ciclo e motociclo, nel 2008, ho stretto per la prima volta la mano all’allora presidente. Ottenni solo grazie alle mie doti di entrare nel corpo di ballo di ‘Colorado cafè’, e qui conobbi Maristhelle Polanco che mi parlò con riconoscenza del presidente. Quando lo incontrai lo dissi a Berlusconi. Mi apparse molto lusingato e iniziò un discreto corteggiamento da parte sua anche tramite la Polanco”, aggiunge: “Mi invitò attraverso la Polanco alle cene”.

Quindi ha approfondito il racconto dell’inizio della sua carriera politica supportata dal rapporto con B.: “Era chiaro che, avendo noi una relazione sentimentale, Berlusconi sarebbe stato felice di aiutarmi quando quasi per caso, si presentò un’occasione importante durante la preparazione delle liste per le elezioni del Consiglio Regionale in Lombardia: il presidente mi disse che don Verzé, l’allora rettore del San Raffaele, avrebbe avuto piacere di avere un esponente del suo istituto all’interno del Consiglio. Così, dopo gli apprezzamenti già fatti in passato, fu quasi spontaneo pensare a me”, ha spiegato. Quindi c’è stato l’approdo al Consiglio regionale lombardo arrivò grazie al listino bloccato: “Sono entrata in politica con un ruolo di responsabilità per cui non ero pronta: il “salto” era stato eccessivo per la mia preparazione”.