Una giornata sostanzialmente interlocutoria. Oggi il Presidente della Repubblica ha tenuto delle consultazioni abbastanza rapide per raccogliere le ultime indicazioni sulla formazione di questo Governo tanto urgente quanto in ritardo. Domani, nella tarda mattinata, dovrebbe già venire affidato un incarico.

La linea delle varie forze politiche è sostanzialmente quella di seguire la volontà del Capo dello Stato e dare vita ad una maggioranza parlamentare ampia, almeno stando alle dichiarazioni. Confermato quello che già era emerso nel fatale week end a camere riunite: Sel, il Movimento 5 stelle e la Lega Nord staranno all’opposizione. Il Pd, il Pdl e Scelta civica si sono resi disponibili a sostenere il Governo.

I capigruppo grillini, Crimi e Lombardi, poco prima di promettere che faranno un’opposizione seria e costruttiva e che “Non saremo contrari per principio ai provvedimenti che il governo varerà. Valuteremo caso per caso”, hanno anche detto che “Appare evidente che è stato tutto già programmato, anche per il modo in cui si è proceduto all’elezione del capo dello Stato”.

Nichi Vendola ha ripetuto che non darà mai la fiducia ad alcun governo “Che veda la presenza del blocco berlusconiano al proprio interno”.

L’opposizione della Lega è meno netta di quella di Sel e 5 stelle. Roberto Maroni ha dichiarato: “Auspichiamo che nasca un governo a guida politica, che solo può dare risposte alle emergenze del Paese. Non siamo interessati a partecipare a questo governo. Impossibile per noi aderire a un governo se l’incarico sarà dato a Giuliano Amato o a chi rappresenta un governo tecnico come Mario Monti”.

Silvio Berlusconi, all’uscita dell’incontro con Napolitano, ha dichiarato: “Abbiamo confermato la nostra posizione manifestata tutte queste volte e cioè la necessità che ha il Paese, data la crisi in cui di trova, di un governo forte che possa prendere provvedimenti importanti; che non sia di passaggio, ma duraturo. Cercheremo di dare il maggior sostegno possibile a chi sarà incaricato”.

Scelta civica segue in pieno ciò che ieri Napolitano ha calorosamente invitato il Parlamento a fare, cioè unirsi per risolvere i problemi dell’Italia. Il capogruppo alla Camera, Andrea Olivero, ha dichiarato: “Abbiamo espresso la nostra determinazione nel rispondere positivamente alla richiesta fatta dal Presidente a tutte le forze politiche. Non sono state poste condizioni sulla formazione del governo”.

E poi c’è il Pd. Nel pomeriggio si è tenuta un’infuocata riunione della direzione nazionale del partito. Tra accuse e difese, oltre alla conferma delle dimissioni di Pier Luigi Bersani (che ha definito “missili a testata multipla” gli attacchi dei franchi tiratori durante l’elezione presidenziale), ne è uscita una decisione approvata da 176 delegati su 197, in cui si dava mandato al vicesegretario Enrico Letta e ai capigruppo parlamentari di dare pieno sostegno al tentativo di Napolitano di formare un governo “secondo le linee illustrate nel discorso di insediamento al Parlamento”. Significa che i democratici accettano un governo delle larghe intese, o almeno dicono di volerlo fare. Ed è abbastanza chiaro che quelle componenti che ancora si rifiutano, e sono numerose, usciranno praticamente dal partito, portando allo scoperto una scissione che nei fatti è quasi certa.

Le parole di Enrico Letta dopo l’incontro col Capo dello Stato sono misurate e possibiliste, “presidenziali”, dato che il suo nome appare tra i possibili candidati a presidente del Consiglio: “Abbiamo dato la nostra disponibilità e volontà di concorrere a far nascere un governo. Abbiamo illustrato i due punti essenziali: l’emergenza economica, del lavoro giovanile, della disoccupazione generale e della necessità di far cambiare linea all’Unione europea su questi temi; e la riforma della politica, che oggi non è sufficientemente credibile. Va ridotto il numero dei parlamentari, vanno abolite le province, creato il Senato delle regioni, e va cambiata la legge elettorale. Noi ci atterremo alle scelte che il Presidente compirà domani”.

Sempre a proposito del Pd, Matteo Renzi, che ha partecipato alla riunione, così ha risposto a chi gli chiedeva commenti sulla possibilità che fosse invece lui il nuovo premier: “E’ l’ipotesi più sorprendente e meno probabile, non credo sia sul tappeto”. Ma poi ha aggiunto: “Siamo in un momento in cui a chiunque fosse chiesta una responsabilità non ci si può sottrarre”.