Come viene eletto il Capo dello Stato?

Può essere eletto qualsiasi cittadino italiano in possesso dei diritti civili e politici e che abbia compiuto almeno 50 anni di età il giorno dell’elezione. Il suo mandato dura sette anni. E’ rieleggibile. Ma nessun presidente è stato finora rieletto. Negli ultimi sei mesi del suo mandato non può sciogliere le camere (il cosiddetto “semestre bianco”), per evitare teoricamente che tenti di avere un Parlamento favorevole alla propria rielezione; a meno che il semestre bianco non coincida con la scadenza naturale delle camere. La carica di Presidente è incompatibile con qualsiasi altra. In caso d’impedimento, le sue funzioni vengono esercitate dal presidente del Senato. Se l’impedimento è permanente, la carica decade e si procede a nuova elezione.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni (che per questo vanno controfirmati dal Governo), tranne che per i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione. In questo caso viene giudicato solo dal Parlamento, che si riunisce in seduta comune e vota a maggioranza assoluta.

Il Presidente viene scelto da un’assemblea di “grandi elettori”. Ne fanno parte: i deputati; i senatori; tre delegati per ogni Regione (due della maggioranza e uno della minoranza) esclusa la Valle d’Aosta, che ne ha uno solo. In totale si tratta di 1.007 persone. Si riuniscono tutti nell’aula della Camera dei deputati, a Palazzo Montecitorio (foto by InfoPhoto).

Poichè l’articolo 87 della Costituzione prescrive che il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale, la nostra Carta impone anche che si tenti di scegliere una figura condivisa da una larga maggioranza. Quindi i primi tre scrutini richiedono una maggioranza di due terzi dei voti (672). Ma poi qualcuno va scelto, per cui dal quarto scrutinio in poi è sufficiente la maggioranza assoluta semplice (504 voti). Particolare molto importante: il Presidente viene eletto tramite voto segreto. Quindi non è matematico che le indicazioni dei partiti vengano sempre seguite (è il cosiddetto fenomeno dei “franchi tiratori”).

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