Ieri pomeriggio diceva a Bersani: “Non ti chiamerò più Gargamella. Seriamente”. Oggi ha detto: “Gargamella ha già deciso. Ha fatto le Berlusconarie. I votanti erano due: lui e lo psiconano. Sono stati scelti D’Alema e Amato, personaggi di garanzia giudiziaria al posto di una figura di garanzia istituzionale”. Questo è Beppe Grillo (foto by InfoPhoto), prendere o lasciare. Fino all’ultimo gioca la carta dell’elemento dirompente, per scongiurare un accordo tra Pd e Pdl sul Presidente della Repubblica (e sul Governo).

Accordo di cui tutti parlano ma del quale solo i diretti protagonisti ne conoscono la concretezza. Al momento non si sa con certezza nemmeno se Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi oggi si siano effettivamente incontrati. Le voci vanno dall’accordo certo alla confusione totale, alla convergenza su Amato ma forse D’Alema ma forse Prodi ma forse Cassese ma forse la Finocchiaro ma forse chissà. Ci sarebbe una rosa Amato-D’Alema-Marini proposta da Bersani al Cavaliere, ma una nota del Pd ne smentisce l’esistenza. Intanto Milena Gabanelli ha fatto sapere che non accetterebbe l’eventuale carica. Nemmeno Gino Strada, il secondo classificato alle quirinarie. Quindi il candidato ufficiale del Movimento 5 stelle diventa il terzo in graduatoria, Stefano Rodotà, che ha accettato. Un’altra esca per la sinistra, e diversi settori di questa la vorrebbero allegramente ingoiare.

E’ inutile. L’elezione del Presidente della Repubblica è un conclave. Ne segue procedure e tradizioni. L’unica differenza è che qui non bruciano le schede. Possiamo solo attendere. L’unico dato certo è che domani alle 10 comincerà lo “spettacolo”.